Prima

“Il mio amico Eugenio Finardi cantava, qualche anno fa, che “con la pancia troppo piena la gente diventa
scema”; è una notevole, e molto polemica, sintesi artistica, ma mi sembra contenga un grano di ragionevole
verità. I nostri avi contadini e operai, per i quali la pancia piena era, comprensibilmente, anche un traguardo
di dignità, non potevano prevedere che per i loro pronipoti, anche se più longevi, più alti, più belli di loro, la
pancia piena si sarebbe trasformata in una specie di zavorra. Si sa, del resto, che homo sapiens spende
circa la metà delle sue energie per digerire…” . Michele Serra
Per fornire un’idea complessiva e sistemica sul modo che ho scelto per confezionarmi un
pasto naturale equilibrato in casa, si possono osservare queste tre foto della Home.
L’impostazione del pasto presuppone di organizzarsi, preferibilmente, in modo tale che
tutto quello che abbiamo deciso di consumare sia coordinato e visibile
contemporaneamente in un piatto misto unico, preceduto da “minestrina” e seguito (meglio
se dopo almeno una mezz’oretta) da frutta o dessert. Si tratta di vedere e sapere
sinotticamente, con un solo colpo d’occhio, nelle loro proporzioni sia reciproche che
complessive, le quantità, colori e specie dei diversi cibi che andremo a mangiare.
Traducendo quelle proporzioni nel linguaggio biochimico di nutrizionisti e dietologi, bisogna
riconoscere che il mix, oltre a soddisfare il piano energetico e vitale che ci è caro, contiene
anche il fattore tanto caro al nutrizionismo, cioè il giusto apporto di proteine, carboidrati,
grassi, vitamine, minerali. Inserendo settimanalmente, nel modello illustrato, il pesce per
un paio di volte, ove più ove meno, si potrebbe completamente fare a meno di altre carni e
di formaggi. Quindi, per iniziare, una contenuta minestra calda, poi un piatto misto con
cereali (circa 40-60% del piatto), verdure cotte e fresche (circa 30-35%) e legumi (circa 15-
20%). Chiaramente se desidero il bicchiere (non quello da mezzo litro…) di vino o di birra
me lo bevo tranquillamente. La minestrina calda, ne basta una scodellina come fosse un
aperitivo e non un primo vero e proprio, è importante per aprire lo stomaco e prepararlo.
Poi il piatto misto completo. Come vedete, ci aiuta l’avere uno sguardo d’assieme sul
complesso bilanciato (con percentuali visibili) di ciò che si è deciso di mangiare per non
servirsi ripetutamente e inconsultamente, dicendo il solito “ …è buono, ne prendo ancora
un poco…”, da vassoi, zuppiere e pentole dalle quali – alla fine – non si sa mai la quantità
che si è consumata, né le proporzioni. L’interessante è, se si ha ancora fame alla fine del
piatto, ricomporre in minimi termini le pietanze presenti nelle stesse combinazioni
precedenti. Le percentuali, secondo le singole situazioni e le varie tendenze, possono
variare in un range più ampio: cereali tra il 40 e il 70%, legumi tra il 10 e il 30%, verdure tra
il 30 e 50%, sempre con riferimento alla visione sinottica del vostro piatto unico “misto”,
non c’è bisogno né di pesare né di calcolare, come vi vorrebbero far fare i medici e i
dietologi. Se ne può dunque mangiare quanto se ne vuole, masticando bene, senza rischi
digestivi né di linea o metabolismo. I cereali, nella preparazione del pasto della foto, sono
contenuti sia nella minestra, un buon passato che contiene oltre a verdure, anche un poco
di crema d’orzo, sia nel piatto misto (un riso integrale unito a verdure saltate); vedete pure
dei crauti oltre a una ricca bietolina del contadino; le lenticchie sono deliziose produzioni di
Castelluccio; come verdure-radici, infine, sono stati cucinati il daikon (quel ravanello bianco
e lungo dalla forma di carota) e il sedano-rapa, saltati con zucca della ottima qualità
Okkaido. Il tè nella tazza è invecchiato 3 anni, e deteinato naturalmente, il bancha: lo amo
bere a tavola quando ho sete. Il dolce, infine, è una deliziosa crema di fondente al cacao,
colata su un strato di delicato pan di spagna innaffiato con liquore di riso, il Mirin. Il vino,
con cui spesso pasteggio, c’è ma non si vede, non l’ho fotografato. Non ha bisogno di
essere incoraggiato anche in questa sede.












