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Non guardo con sfavore al progresso scientifico, dei cui benefici godo come essere umano…

CowSuicide

 

 

Vorrei chiedere:

Ma che cosa vuol dire avere un fabbisogno di 2000 calorie al giorno? Io, tu, noi, voi, loro??? Con la storia del fabbisogno medio (come la storia del pollo: se il consumo di polli di ogni italiano è mediamente di un animale a testa, vuol dire davvero che ognuno ne mangia uno? O non piuttosto che la metà ne mangia due e la restante parte di popolazione non ne mangia proprio?), che è una statistica, nessuno comprenderà mai la propria posizione da solo, senza l’esperto! Dove lo si scopre di avere un tale o talaltro fabbisogno? E in cosa consiste? Bisogna pagare un medico per saperlo? E dopo averlo saputo come prosegue la mia vita quando mi trovo a fare la spesa e a tavola? Non è possibile conoscere tutti questi calcoli a menadito per poterli adattare a se stessi, al figlio piccolo, al nonno, al marito in malattia! Tutti i giorni? Perché qui si propongono 2000 calorie e altrove si formulano ipotesi maggiori o minori? Dov’è la misura giusta? Se non c’è allora che razza di scienza è la “Scienza della Nutrizione (quella – tra l’altro – che pochissimi medici studiano all’università)?


La verità è che questo linguaggio criptico, di carattere esclusivamente biochimico e aritmetico, è compreso solo dagli addetti ai lavori e lascia gli altri nella più totale ignoranza. Nessun essere umano ordinario in occidente si serve quotidianamente del calcolo delle calorie per mangiare e far mangiare la propria famiglia. Così noi siamo preda di mille diete diverse, che intervalliamo tra loro o con periodi di “stoltezza alimentare”. Ma le diete, che – come amo ripetere – sono prigioni da cui evadere al più presto, sono la più grande implicita ammissione del fatto che si mangia male, poi si fa la dieta, e quindi si torna a mangiare male (effetto yo-yo)!

 

…e, last but not least, per favore vogliamo considerare che c’è anche dell’altro (qualcosa di più sottile) oltre alla biochimica? Cioè vitalità, energia, spiritualità, non quantificabili “scientificamente”!

 

Scrive Vito Mancuso.

Non guardo con sfavore al progresso scientifico, dei cui benefici godo come essere umano e le cui acquisizioni teoretiche cerco di introdurre nella mia modalità di vedere il mondo (filosofia e teologia) e di coltivare la dimensione contemplativa della vita (spiritualità). Però diffido della scienza e della tecnologia quando manifestano un complesso di superiorità culminante in una sorte di gelosa autarchia che si può riassumere così: gli scienziati hanno il potere di intervenire sulla natura umana, l’umanità si deve fidare perché grazie a loro la vita sarà migliore.

…l’ottimismo scientista non era condiviso da Einstein, secondo il quale “coloro che più sanno sono i più pessimisti”. …. Non posso non vedere il pericolo di una “società nanoscientifica” che imponga a ogni individuo uno standard di salute fisica e mentale predefinito invadendolo sin da piccolo di microorganuli, uno standard in base a cui Michelangelo e Leopardi sarebbero stati sempre di buonumore, Nietzsche non sarebbe impazzito, Van Gogh non si sarebbe tagliato l’orecchio, Tolstoy sarebbe morto tra le linde lenzuola di casa, e tutti avrebbero fatto jogging ogni mattina dopo una colazione a base di cereali americani …

…e Rudolf Steiner: Proprio la scienza dello spirito ha la possibilità di conoscere questi fatti materiali. Le verità scientifiche, in fondo, sono così: si viene istruiti su ciò che è da considerarsi vero o falso a seconda dell’edizione scientifica che ci capita in mano, in tal modo non si può far luce sulle cose, tra cui gli alimenti, che entrano nel campo dello spirito.

 

 

cupcake

 

 

 

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