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Efficacia e efficienza: I Ching e Arte della Guerra.

iching

 

La più antica opera cinese, il Libro dei Mutamenti Yi Jing (come viene modernamente ortografato per gli occidentali l’I Ching), pilastro della saggezza e del pensiero filosofico di quel popolo, interpreta il principio di realtà non in termini di azione ma di trasformazione. La polarità di base presente nell’universo è rappresentata dalle due linee, spezzata (yin) ed intera (yang), che ci danno conto di ogni processo e, convertendosi e permutandosi le une nelle altre, ci indicano l’universale legge della trasformazione continua  delle cose (il panta rei di Eraclito). Il saggio apprende dal loro esame, nella consultazione del Libro, ad apprezzare il “campo delle forze” che sono in gioco e che costituiscono il “potenziale della situazione”; non per uno scopo meramente contemplativo, ma semplicemente e pragmaticamente per rendere la sua condotta “efficace”, cioè sempre “in fase” con l’evolversi stesso delle cose. In questo modo Il saggio (oppure lo Yi Jing, che è lo stesso), come pure lo stratega, non appunta la sua attenzione sull’azione momentanea (anche quando è prolungata) ma “trasforma” pensando alla durata del processo, dalla cui continuità scaturisce l’effetto naturalmente, l’efficacia.

 

 

Nell’arte della guerra cinese, i cui principi – come forse non tutti sanno – sono mutuati dal Yi Jing, è centrale la consapevolezza che l’iniziativa non viene da me, ma che vi sono nella situazione stessa dei fattori favorevoli sui quali mi posso appoggiare per farmi “portare” (per esempio nozione di mercato portante). Per Sun Tzu la strategia non è altro che la ricerca dei fattori favorevoli da cui trarre profitto.

Le parole efficacia e efficienza derivano ambedue dal latino “efficere” e stanno a significare nella nostra cultura, come risulta da ogni buon dizionario, due concetti abbastanza diversi. Ne risulta, pertanto, che è efficiente chi svolge bene le funzioni e le mansioni che gli vengono assegnate ed è efficace chi raggiunge lo scopo desiderato (anche se in modo difforme da quanto funzioni e mansioni prevedano, n.d.r.).

Nella modalità cinese, come ci spiega lucidamente François Jullien (Trattato dell’efficacia. Einaudi 1998), e con riferimento alla “strategia”, l’efficacia viene innestata dall’efficienza dello stratega, cioè da quella “modalità” indiretta di operare nella processualità delle trasformazioni silenziose, captando il “potenziale di situazione”, facendo leva sui “fattori portanti”, senza forzare (Wu Wei) il risultato, ma facendone emergere – dopo una lenta maturazione – l’opportunità da cogliere come un frutto maturo.

 

Nell’esagramma n° 63 del Yi Jing (Libro secondo) è scritto: “Chi sta al di sopra delle cose, quegli le porta al compimento. Per questo segue poi il segno ‘dopo il compimento’ che significa ‘consolidamento’”.

Ecco perché leggiamo nella stanza 63 del Laozi (Laozi, Einaudi 2004) “agisci senza adoperarti – con distacco le mansioni assolvi – sulle difficoltà pondera finché son facili da sbrogliare – bada a ciò che è grande dalle minute inezie – le difficoltà al mondo, da cose facili han principio – quel che è grande, al mondo, da minute inezie ha principi -”  e nella stanza 64 “idear le cose prima che dian segno – ordine stabilisci quando il disordine ancora non è comparso – quell’albero il cui tronco stenti ad abbracciare, da un butto finissimo è cresciuto – quella torre di nove piani , da un canestro di terra è sorta –“

 

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