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Jung è stato uno studioso interessato all’esperienza e non alle prove o alle dimostrazioni.

Jung è sempre stato uno studioso interessato all’esperienza e non alle prove o alle dimostrazioni, come invece chiedono gli “scientismi”, che confondono la teoria con la verità e per i quali esiste l’assurda equazione: dimostrato uguale vero, non dimostrato uguale falso!

 

“Questo libro sogna per noi. Esprimendosi con lo stesso linguaggio simbolico, misterioso e indecifrabile dei sogni. I Ching è ammaliante perché insondabile, d’aiuto perché indecifrabile. Bellissimo. Soprattutto per il rapporto di reciprocità che instaura tra chi attende e chi è atteso. Perciò non mi dà nessuna inquietudine, anzi mi conforta. Ho cercato di stabilirci un rapporto di amicizia; è un amico verso cui provo stima, rispetto e a volte autentica meraviglia. Potrei aggiungere che quanto ho constatato è che le sue risposte diventano tanto più pertinenti quanto più le domande sono sincere e chi le fa si mette in una condizione di umiltà, per ricevere un aiuto, in ordine alla sua situazione e alla direzione di marcia per modificarla.
Meglio che dica, in modo più autentico e disinvolto, qual è la mia esperienza personale. E parli della sorpresa di fronte alla profondità psicologica e morale di un testo capace di sintetizzare, in sessantaquattro esagrammi (le immagini archetipiche composte da sei linee, n.d.r.) l’intera avventura umana. E capace soprattutto di farti cambiare prospettiva, punto di vista. Perché al di là del linguaggio fiorito e seducente dei versetti, è questa la sua grande virtù. Farti capire che non sei tu il problema: che il problema può sparire se provi ad affrontarlo da un’altra visuale.
Come mi spiego il fatto che I Ching “funziona”? Non me lo spiego proprio. In generale non mi faccio domande cui non so dare risposta. Posso ascoltare qualcuno più competente di me, se è in grado di spiegare l’arcano. Ma, da parte mia, posso solo dire che tante volte in cui mi sono trovato in situazioni di stallo, impossibilità, impotenza, questo libro mi ha dato un aiuto. Come se ne può trovare nella parola di un vecchio sapiente. Anzi, in certi casi sono rimasto addirittura abbagliato per la profonda conoscenza del mio carattere, del mio temperamento. E soprattutto della situazione particolare nella quale mi trovavo”.

(stralcio, da me tratto, di una vecchia intervista di Franco Marcoaldi a Fellini, apparsa su La Repubblica nel 1991.

Pietro Citati, nel raccontare emblematicamente del suo intenso rapporto d’amicizia con Fellini, scrive (La Repubblica del 1/11/2003, pag.34): “Entrambi credevamo che, come dice Amleto, ci sono molte cose tra cielo e terra che la nostra filosofia ignora. … Ma una cosa ci divideva profondamente. Lui sognava, io non sognavo. Lui mi regalò l’ I CHING con le istruzioni per l’uso: io lo misi da parte senza guardarlo nemmeno.”

Federico Fellini dunque credeva moltissimo nel Libro dei Mutamenti, lo consultava come oracolo e ciò continua ad apparire stravagante a tutti coloro che usano prevalentemente l’emisfero cerebrale sinistro, quello razionale e tipicamente maschile, per comprendere il mondo. Fellini era davvero consapevole che ci sono molte cose ignorate tra Cielo e Terra, perché tra il Cielo e la Terra c’è l’Uomo, ma, a differenza di Citati, voleva scoprirle per altre strade.

Anche un altro grande innovatore moderno e creativo come Adriano Olivetti usava servirsi, nei momenti delicati e prima di effettuare scelte o prendere decisioni, di metodi ritenuti “poco ortodossi” dai più, come l’oroscopo e la lettura della mano; egli era pure un grande studioso dell’antroposofia di Steiner. Come Fellini, Adriano Olivetti sfruttava molto l’emisfero cerebrale destro, quello più femminile, intuitivo, emotivo e sognante. Non a caso, erano ambedue in analisi con Ernst Bernhard, l’allievo di Carl Gustav Jung che portò in Italia il pensiero e i metodi junghiani, e che annoverava tra i principali strumenti di lavoro, il Libro dei Mutamenti, l’Astrologia, la Chirologia. Come tutti i pazienti di Bernhard, pure Fellini ed Olivetti ebbero familiarità con I Ching e oroscopi. Bernhard scrive dell’I Ching: “Lo si interroga per il bisogno di interrogare un’istanza sopra-personale che sa più di noi, e alla quale ci rivolgiamo in una situazione cui non siamo capaci di far fronte con la sola facoltà di penetrazione della nostra persona”. Fellini ed Olivetti pertanto, così come il loro analista, erano molto attenti alla legge di analogia (le cose che si assomigliano, dicevano i cinesi, sono regolate dalle stesse leggi) e dedicavano molto tempo allo studio delle metafore contenute nella vita di tutti i giorni che, essi, indagavano anche con l’ausilio di un oroscopo o dell’oracolo.

La metafora indica, come scrive Giuseppe Maffei, un trasporto di senso da un significato ad una altro significato: se ci fate caso, in Grecia, i camion dei trasporti hanno scritto sopra “metaforai”. L’ I Ching e l’Oroscopo Astrologico usano un linguaggio simbolico, sono una raccolta di metafore che, grazie ad un trasporto di senso, “descrivono compiutamente l’intera avventura umana”, come diceva Fellini del Libro dei Mutamenti. Comprendere questo linguaggio analogico è, secondo Bernhard, “un’arte in cui bisogna esercitarsi e che s’impara veramente solo dalla propria esperienza e dal frequente uso dell’I Ching”.

A tale proposito, per quanto concerne la mia esperienza personale, posso aggiungere che, la prima volta che ho avuto tra le mani l’I King (come trent’anni fa si ortografava) attraversavo un  momento di grande sofferenza, una sorta di “cacciata dal Paradiso Terrestre”. Ebbene, la compagnia e la frequentazione di questo Libro straordinario mi hanno davvero sostenuto, accendendomi qua e là qualche luce per poter vedere meglio.

Sapere che personaggi differenti tra loro, ma al tempo stesso simili, come Fellini e Olivetti sentivano l’insopprimibile bisogno di frequentare questa dimensione esoterica  della vita può aiutare a sentirci (noi che facciamo uso di oracoli ed astrologia…) meno stravaganti. E può, sicuramente, aiutare anche molti scettici a sfatare alcuni diffusissimi luoghi comuni e sbarazzarsi di persistenti pratiche, legate ad una concezione superstiziosa ormai psicologicamente superata, dei concetti di “divinazione”, “oracolo”, “oroscopo”.

Gli scettici e gran parte del mondo della cosiddetta “Scienza Ufficiale” si chiedono come è possibile che oracoli ed oroscopi oggi possano funzionare, permettendoci di entrare in contatto con il momento, con l’hic et nunc, con la divinità, con la natura, con gli dei, con il tao. Questo del funzionamento è un argomento su cui sono stati scritti fiumi d’inchiostro e che richiederebbe molto spazio e tanta conoscenza ulteriore da acquisire per essere affrontato. Oppure, forse, ne richiede pochissimo di spazio se ci si accontenta, come capita a me, della risposta che Jung, citato da E.A.Bennet, dette ad un autore che gli scrisse dicendo che l’astrologia (una delle figlie di Jung era astrologa) non poteva essere provata: “Ma l’ho sempre saputo! Che senso ha dirmi che non può essere provata? Certo che no! Ciò che voglio sapere è perché funziona, poiché è stupefacente quanto possa rivelarsi utile. Se si vuole, non diversamente dall’I Ching, è priva di senso; tuttavia può essere del tutto pertinente: e allora? Naturalmente non è possibile provare sempre le cose. Ma ci può essere un altro tipo di verità; e può esser vero in base a qualcosa di cui non siamo a conoscenza. Quindi, se siamo ragionevoli, diciamo che non sappiamo come funziona; ma certamente può fornire un insight straordinario del carattere”.

Jung è sempre stato uno studioso interessato all’esperienza e non alle prove o alle dimostrazioni, come invece chiedono gli “scientismi”, che confondono la teoria con la verità e per i quali esiste l’assurda equazione: dimostrato uguale vero, non dimostrato uguale falso!

 

 

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