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Se consultare I Ching è consultare il nostro inconscio, per l’importanza di conoscere se stessi. Allora è necessario avere idea di qual è questo interlocutore.

Jung dice che, se vogliamo che le foglie del nostro albero possano toccare il cielo, dobbiamo consentire alle nostre radici di scendere fino all’inferno. Ovvero Calvino e l’esagramma 48, Il Pozzo.

Tra le città invisibili di Calvino vi è Isaura. Sorge sopra un lago sepolto, le cui rive buie sono esattamente corrispondenti al perimetro verdeggiante della città sovrastante. Mille sono i pozzi, i lunghi buchi verticali che arrivano fino al lago sotterraneo per consentire all’acqua di essere tirata su. Un’unica sorgente, il lago invisibile, nutre tutti indistintamente gli abitanti di Isaura. Gli dei che abitano queste profondità sono gli dei della città in cui credono alcuni. Altri credono invece agli dei dell’alto, quelli più visibili e materiali: secchi che scendono, carrucole, argani,  tubi, saliscendi, pompe, serbatoi,  sonde, che – agendo dall’alto nelle viscere della terra – regalano all’uomo l’acqua.

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Calvino ama Jung.

Sono vere tutt’e due le concezioni delle locali divinità, la divinità infatti si cela non solo nelle profondità ma anche nelle aeree impalcature d’Isaura stessa, città che si muove verso l’alto. Jung dice che, se vogliamo che le foglie del nostro albero possano toccare il cielo, dobbiamo consentire alle nostre radici di scendere fino all’inferno. E’ la potenzialità di approfondimento, di calata negli inferi, che ci permette di ascendere in modo sicuramente proporzionale alla discesa. Discendere per ascendere.

L’accesso ad un nutrimento profondo, all’acqua della vita, è ciò che ci consente di vedere e coltivare i legami con l’Altro: l’acqua che nutre gli abitanti d’Isaura è uguale per ognuno. Per Jung oltre ad una parte inconscia personale vi è anche un inconscio che tutti condividiamo, l’inconscio collettivo, a cui è importante rivolgersi.

L’esagramma oggettiva il pensiero inconscio.

Nel Libro dei Mutamenti, I Ching (Yi Jing) vi è un esagramma che racchiude in sei linee una grande concezione della vita. Si tratta del n° 48 Il Pozzo. 井 JING. Nell’etimo ideografico cinese, viene raffigurato il “sistema pozzo”, un tipo di insediamento rurale tradizionale. Terreno diviso in 9 parti facilmente visibile nel pittogramma Jing. Il significato dei due trigrammi, legno sopra e acqua sotto, è proprio quello del secchio di Legno che viene immerso in fondo all’Acqua (principio vitale) del pozzo, per portarla in superficie e così a disposizione di tutti.

L’esagramma 48  è dunque l’accesso ad un nutrimento collettivo, attraverso la solidarietà, la comunicazione e la condivisione. Rappresenta, al tempo stesso, la sorgente invisibile, disponibile per ciascuno in permanenza. Il centro immobile attorno al quale si organizzano anche gli scambi tra esseri umani: è ciò che nutre perché è ciò che lega. Il pozzo è il luogo che propizia la circolazione delle idee. Quando nelle case non esisteva l’acqua corrente si andava a prenderla nello stesso luogo e si chiacchierava e si faceva amicizia e ci si innamorava pure, come accade nell’Alchimista di Coelho.

Il Pozzo ci parla di un nutrimento e di un rapporto invisibile: l’acqua di cui si tratta è quella della vita.

Lo I Ching ci invita a sviluppare un’organizzazione armoniosa: beviamo l’acqua della vita e con questa nutriamo anche i nostri simili. Cerchiamo  noi stessi di essere sorgenti alle quali far avvicinare gli “altri”. L’acqua del Pozzo, è quella che sostiene la vita ma più ancora l’acqua della quale la vita è fatta, la sua stessa sostanza. In essa non vi sono dei semplici elementi che la compongono, c’è una forza vitale che è data dalle divinità che agiscono nel profondo dell’essere umano. Questi ha bisogno di comunicare e scambiare con l’altro per esistere. Le ricchezze umane che giacciono nel profondo, vanno messe a disposizione degli altri poiché ogni individuo ha la capacità di nutrire e farsi nutrire.

Il pozzo è il luogo intorno al quale gli esseri umani comunicano, circolano le idee, e le persone si influenzano a vicenda. Hanno infatti in comune sia la fonte che le divinità. Intorno al pozzo si organizza anche una comunicazione non verbale ma fatta di gesti, di costumi, di abitudini, e di tradizioni.

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