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Il segreto della forma perfetta: stare bene fino a 100 anni?

 

 

Il segreto della forma perfetta

Il primo passo da fare per cercare di stare in forma, con i tempi che corrono, è quello di diffidare e stare alla larga da coloro, sempre entusiasti, che ti vogliono spiegare come si fa “per ritrovare la forma perfetta”. Si sentono depositari del verbo rivelato, soprattutto se poi ti parlano pure dell’energia, parolina magica, senza sapere davvero di che si tratta. Dalle pagine dei giornali e delle riviste, dai programmi mattutini della televisione, dai salutisti, siamo continuamente bersagliati con la fatidica frase-invito: vuoi ritrovare la tua forma perfetta? Alla domanda trabocchetto di solito segue l’invito a ascoltare le indicazioni di chi scrive o parla, magari pagando profumatamente.

BARCELONA, SPAIN - DECEMBER 13: Traditionally styled 'caganer' ceramic figurines of Felix Millet are displayed on December 13, 2011 in Barcelona, Spain. Statuettes of well-known people defecating are a strong Christmas tradition in Catalonia, dating back to the 18th century as Catalonians hide caganers in Christmas Nativity scenes and invite friends to find them. The figures symbolize fertilization, hope and prosperity for the upcoming year. (Photo by Miquel Benitez/Getty Images)

BARCELONA, SPAIN – DECEMBER 13: Traditionally styled ‘caganer’ ceramic figurines of Felix Millet are displayed on December 13, 2011 in Barcelona, Spain. Statuettes of well-known people defecating are a strong Christmas tradition in Catalonia, dating back to the 18th century as Catalonians hide caganers in Christmas Nativity scenes and invite friends to find them. The figures symbolize fertilization, hope and prosperity for the upcoming year. (Photo by Miquel Benitez/Getty Images)

Il secondo passo da fare è quello di liberarci dal condizionamento del  richiamo esclusivo del senso del gusto e della nostra animalità quando ci mettiamo a tavola: mipiace-nonmipiace, èbuono-nonèbuono. Gli animali sanno bene cosa mangiare, il loro istinto è sano e primario, non mangeranno mai ciò che in natura si presenta velenoso. Il nostro invece, si è perduto quasi completamente con il processo di civilizzazione. Il gusto è una motivazione primaria, giustamente edonistica, ma che non sta in piedi da sola.  Sarebbe opportuno aggiungere a un tale argomentare anche l’invito a intervenirci con la coscienza nel campo primitivo e inconscio della gola per evitare di esserne schiavi. Non è possibile innalzare solo e sempre “ciò che entra nella bocca”  sull’altare dei sensi primitivi e del dio Gusto, senza badare e interessarsi anche agli effetti che i differenti tipi di cibo determinano nel corpo e nella psiche.

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Il terzo passo da fare, per non farci abbagliare da coloro che ci presentano mille e una proposta, è quello di decidere noi stessi quali debbano essere gli effetti che vogliamo ottenere dal cibo che scegliamo. La nostra fisiologia cambia non solo con la respirazione, quella veloce con la iperventilazione che ci eccita e l’altra lenta e misurata che ci placa e rilassa, ma pure con l’alimentazione.

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Alimentarsi diventa, dunque, sia comprendere quali forze vivono nel cibo che ingeriamo, e quale utilizzo vogliamo fare di tali forze, sia prevedere quali sono gli effetti che desideriamo conseguire mangiando questo o quell’alimento. Con l’apprendimento di una buona alimentazione, più che con altri palliativi, si raggiunge un grado apprezzabile di forma, di salute e di benessere senza bisogno di rimedi assurdi di cui la pubblicità e le farmacie sono pieni.

Magritte

Magritte

Last but not least. Per raggiungere l’obiettivo è necessario documentarci, studiare e fare esperienze di nuove consapevolezze. Dopo, tanti altri ancora sono i passi da fare, ma solo pochi ci possono essere suggeriti dall’esterno. Il grande pericolo resta sempre quello di diventare eterodiretti: compiere un cammino tracciato da altri. E’ preferibile mettere a frutto la sperimentazione personale e gli errori, la consapevolezza dell’atto del mangiare, lo studio e l’autoformazione e gli spunti e i dubbi offerti da chi ha percorso strade meno convenzionali. Lo sforzo vero è di giungere a vedere il cibo,  oltre che con soddisfazione del gusto, anche come creatore di un campo qualitativo di forze (e naturalmente …di debolezze)  cioè come generatore di effetti a breve e a lungo termine!

 

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DISCLAIMER:
I CONTENUTI PRESENTATI IN QUESTO BLOG NON INTENDONO COMPLETARE NE’ SOSTITUIRE, IL PARERE DEL VOSTRO TERAPEUTA (MEDICO-PSICOLOGO-DIETOLOGO-MEDICINE ALTERNATIVE-ETC.) CURANTE DI FIDUCIA.

 

 


One Comment

  • Giacomo

    28 Aprile 2012 at 06:48

    Bravo Andrea! Mi è venuto in mente quello che diceva S. Agostino nelle Confessioni (mi sembra): il segreto della felicità non è fare ciò che ci piace, ma ciò che è giusto…

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