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Il medico che cura oggi.

 

Il medico che cura oggi.

Il primo studio di Medicina Narrativa sul web, così è ritorna da poco! Ha fatto solo capolino. Una idea che è vecchia quanto il mondo e che era caduta in desuetudine, perché i medici – per la gran parte – non ascoltano più, scrivono solo ricette e si fanno vedere poco e niente.

Ricordo, così, l’iniziativa all’Ospedale Mayer per bambini di Firenze, un ospedale all’avanguardia assoluta nel suo genere. Il racconto delle malattie, un laboratorio in tempo reale nello spazio aperto “Viverla Tutta”, una iniziativa che è stata creata – da più di un lustro – con la collaborazione degli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità, Istituto Mario Negri, Asl 10 di Firenze, European Society for Health and Medical Sociology.

Lo scopo dichiarato è quello di far parlare chi è malato per cercare di raccontare cosa significa vivere la malattia oggi, in un’epoca in cui abbiamo a disposizione cure e trattamenti un tempo impensabili, ma in cui dobbiamo fare i conti con il fatto che molto spesso siamo noi, con la nostra volontà ed il nostro coraggio, i primi responsabili della lotta alla malattia.

 

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Un tempo si raccoglievano in una sola persona le funzioni curative, e lo sciamano, lo stregone, il saggio greco e cinese, curavano usando sia la parola, sia il cibo, sia il pharmacon (erbe e piante medicinali). Anche quando ero piccolo, ricordo che il “medico di famiglia”, nei giorni in cui qualcuno della famiglia si ammalava, veniva a casa, si sedeva al capezzale di chi non stava bene e raccomandava cibi adatti, parlava e faceva parlare per dare sollievo, prescriveva anche farmaci. Gustava anche un bel caffè con i miei genitori e, dopo un oretta, andava via lasciandoci tutti più rinfrancati, sia il malato stesso che gli altri componenti “sani” della famiglia.

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Oggi non è più così.

  • Se hai bisogno di parole il tuo interlocutore ti darà solo quelle, se è uno psicoterapeuta, o un confessore, o un consigliere spirituale, o altro ancora, ma non si preoccuperà assolutamente di come mangi e di quanto ciò che mangi (veleni?) possa influenzare negativamente anche sul piano emozionale il percorso terapeutico.
  • Se si ha bisogno di farmaci, oggi c’è il medico, ma è bene dimenticarsi che con esso si possano scambiare se non parole sbrigative e prive di spessore; ed è utile, invece, stare attenti che la mole di farmaci che egli  assegna alla fine dell’incontro non si trasformi in veleno vero e proprio.
  • Se si ha bisogno di mettere ordine nell’alimentazione sregolata che ormai sta lentamente uccidendo (abbiamo visto che il cibo è anche veleno) si può richiedere un appuntamento al nutrizionista o al dietologo che, quando – come succede nella stragrande maggioranza dei casi – non è un altro soft-killer (con diete-veleno), consiglierà solo quali cibi preferire e come mangiarli per restare in salute, bypassando emozioni e sentimenti.

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La parola è farmaco. Il cibo è farmaco. Farmaco,  nell’etimologia dall’antico greco pharmacon,  può avere due significati, il primo e più noto è quello di rimedio, il secondo sconosciuto ai più è quello di veleno.

Le parole sono sassi, le parole sono pietre ricorda Carlo Levi, possono dunque essere veleno e uccidere. Ma possono pure avere la capacità di toccare l’anima e curare, come invoca Simone Weil: “Quando siamo troppo sfiniti, quando non abbiamo la forza di giocare, allora abbiamo bisogno di parole vere. Gridiamo per averne”. La parola ascoltata di solito conta di più di una parola detta, scrive Umberto Galimberti.

Basta con quelli, tra i medici, che non sanno ascoltare!

 

 

DISCLAIMER:
I CONTENUTI PRESENTATI IN QUESTO BLOG NON INTENDONO COMPLETARE NE’ SOSTITUIRE, IL PARERE DEL VOSTRO TERAPEUTA (MEDICO-PSICOLOGO-DIETOLOGO-MEDICINE ALTERNATIVE-ETC.) CURANTE DI FIDUCIA.

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