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La patata è un tubero privo di vitalità, che istupidisce! Sappiamolo!

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PREMESSA D’OBBLIGO SULLA PATATA.

Michel Pollan, dopo il Dilemma dell’onnivoro, ha scritto In difesa del cibo. E’ molto noto negli Stati Uniti per le sue battaglie contro quella che io chiamo Matrix Alimentare e che ha al centro della sua strategia di irretimento del consumatore la credenza stupida, un vero e proprio fattoide, cioè una bufala cui tutti credono, che a farci stare bene in salute non sia il cibo in quanto tale che mangiamo, e quindi fagioli, pasta, broccoli, riso, mele, etc., bensì le sostanze biochimiche che li compongono. Così ogni volta che ho bisogno di capire come alimentarmi correttamente devo andare a spendere soldi a palate per farmi “indottrinare” (senza alcun risultato) da rappresentanti della Scienza Ufficiale. Questa tesi – inoltre –  porta al paradosso che, se ho bisogno delle vitamine contenute nel limone, posso anche procurarmele in pillole che, tanto, il risultato è uguale. Nel piatto, secondo tale tipo di nutrizionismo deleterio  è sufficiente trovare le sostanze componenti chimicamente necessarie al nostro corpo, sotto qualsiasi forma. Il resto non conta.

Guardate una nutrizionista, come Carla Favaro, che ricetta ci venne a consigliare per la nostra “salute” dalle pagine del quotidiano su cui scrive, a causa del paragone idolatra tra patata e cereale.

La Scienza della nutrizione spesso ci parla di concetti biochimici che chiamano  proteine, grassi, carboidrati (macronutrienti) e vitamine e minerali (micronutrienti). Pochi hanno dimestichezza sulle quantità dei nutrienti da ingerire giornalmente. La cosa ci viene complicata dalla creazione della categoria delle "calorie" che nessuno,tranne pochi addetti ai lavori, sa calcolare a casa propria o al supermarket. I nutrienti sono invisibili nel piatto e   sono entità assolutamente sconosciute alla maggioranza delle persone e con le quali quasi nessuno di noi è mai riuscito a fare i conti.

L’articolo della Favaro – davvero sfrontato perché non era neanche esclusivamente voluttuario – è per me rimasto “famoso”: ci raccontava che questo tubero, il cui consumo – invece – dovrebbe essere a mio modo di veder (eretico), scarsissimo… addirittura  “fa da cereale” per i suoi componenti chimici e che ha un certo valore nutrizionale. Forse i nutrizionisti ci vogliono convincere che mangiare cereale o patate è indifferente, tanto i nutrienti sono quelli… (è indubbiamente un facile sillogismo cui è indotto il lettore)???.

In  articoli del genere, su molti giornali, inoltre, non si concede nessuno spazio a ricette che non contengano prodotti di origine animale: non si può immaginare di mangiare nulla se tra gli ingredienti non vi siano uova, formaggi, insaccati, burro, latte, panna, etc. Mai un invito a consumarne meno e introdurre cereali integrali in chicco. Una vera e propria MATRIX ALIMENTARE, da cui cerco continuamente di stare alla larga.

E’ chiaro che le patate, soprattutto fritte, piacciono moltissimo anche a me. E’ chiaro pure che io ne mangi di tanto in tanto, ma questi tuberi mefitici, anche di gusto piacevole, a casa mia – per la dieta quotidiana – non entrano da anni.

Vi offro un estratto dal mio libro, a proposito delle patate, che va molto, ma molto oltre le tesi di Michel Pollan

Il problema  non è – in questo come in casi analoghi – rappresentato dal dubbio amletico (e dogmatico) se cibarsene oppure no, ma in che quantità. Bisogna piuttosto conoscere gli effetti che le patate provocano e decidere, dopo, se tenerne piena la dispensa, come fanno in tanti (perché…non devono mai mancare in casa), o consumarne saltuariamente. Nelle religioni induiste era ritenuto un alimento tamasico, cioè del grado materialistico più basso e più lontano dagli dei, quindi incapace di “re-ligere”, dunque di aspirare a legare la Terra con il Cielo. Per le scuole dello Zen Macrobiotico sono dichiaratamente un alimento estremo, cioè raffreddante e estremamente sbilanciato energeticamente, nonché velenoso per il contenuto di solanina. Secondo Rudolf Steiner, inoltre, la patata è un tubero “molto furbo” che allontana l’essere umano dallo spirito per portarlo verso il materialismo, per questo ne va scoraggiato l’uso frequente . Attenzione ai rischi diretti e immediati della patata: le velenosissime germinazioni sopra la buccia, i punti neri sulla polpa, le macchie verdi, sono dannosi ed è ben poca cosa estirparli prima di cibarsene. Se lessate la patata, mangiatela subito dopo, senza conservarla in frigo, altrimenti sviluppa un batterio molto nocivo, già a distanza di pochissime ore. A cosa sono dovuti i detti popolari “sei un sacco di patate”, “hai uno spirito di patata”, “tieni il naso a patata”? La domanda può essere variamente formulata e non si tratta di cavilli: può essere veramente innocuo un alimento cui si ispirano quei proverbi e di cui vengono ufficialmente e universalmente consigliate precauzioni del genere? – che le sue foglie sono altamente velenose; – che non va consumato se diventa verdognolo, o quando germoglia, e quando si conserva in ambiente umido: in questi casi può provocare infiammazioni gastrointestinali, nausea, diarrea e vertigini; – che non lo si deve conservare cotto, neanche per il pasto successivo. La patata proviene da Cile e Perù, fu importata in Europa, come pianta ornamentale, dagli spagnoli nel VXI secolo: la incontriamo già a Genova nel 1585. Ma è solo nel 1800 che diventa un alimento importante, fino a sostituire – nel nord del vecchio continente – gran parte delle piantagioni di orzo e avena (sic!). Ma essa è un alimento privo di vitalità, come invece è il cereale, essa ha una forza espansiva e centrifuga estrema (eccessiva velocità nella riproduzione e nella crescita); e la mancanza di equilibrio è manifesta anche nella smodata proporzione di potassio e di acqua contenuti, a spese del sodio. Per tali ragioni sarebbe bene scoraggiarne il consumo frequentissimo. Essa è, inoltre, una solanacea che – come succede al tabacco, che è della stessa famiglia e che contiene la nicotina, sorella della solanina – è portatrice a sua volta di uno stesso veleno: un alcaloide che deprime il sistema nervoso centrale; un alcaloide che è, per intenderci, una sorta di proteina denaturata, come la caffeina, l’oppio, la morfina, l’eroina, la stricnina, il chinino e, nella famiglia stessa delle solanacee, l’atropina, la belladonna e la scopolamina (e naturalmente la nicotina). La patata è considerata la più pericolosa tra le solanacee (chiamate le ombre della notte), della famiglia delle quali fanno parte anche, purtroppo ahimè, vegetali buonissimi come pomodoro, peperone e melanzana. Rudolf Steiner dichiarò che il consumo esagerato (inserimento troppo frequente nei pasti) di patate danneggia la testa e che il materialismo dei tempi moderni non è nient’altro che la conseguenza dell’aver mangiato troppe patate. Steiner spiega pure che ciò che viene generato dalla patata non è comprensibile dall’analisi dei singoli componenti e contenuti chimici (molti dei quali senza dubbio benefici) ma da qualcosa di più sottile, dal loro stato di connessione nei rapporti globali tra natura e spirito. Ma di ciò ai nutrizionisti è meglio non parlare. Il filosofo-scienziato austriaco spiega anche che, mentre l’amido del cereale corrisponde perfettamente all’organismo umano permettendogli la demolizione del cibo nell’intestino tenue, l’amido della patata, che – proprio perché diverso da quello dei cereali – viene chiamato fecola, arriva invece fino a appesantire il cervello. Udo Rezenbrink, epigono di Steiner, aggiunge che dall’introduzione della patata come alimento “il pensare interiore” in Europa si ritirò sempre più, la cultura esteriore intellettuale cominciò ad esercitare il suo dominio e fondò il materialismo”. “Quando vediamo che i bambini diventano svogliati, distratti, semiaddormentati, oppure irrequieti e nervosi, sarà facile notare che le loro condizioni precarie sono dovute ad un’alimentazione troppo ricca di patate”. Secondo l’esperienza diretta di Annemarie Colbin (una nutrizionista, ma di quelle che pensano con ambedue gli emisferi cerebrali, quello razionale e quello intuitivo), coloro che soffrono di dolori artritici possono sperimentare – nella stragrande maggioranza dei casi – che una rigida astensione da solanacee e da fumo fa registrare non un blando ma un significativo miglioramento, fino a remissione completa dei sintomi, nei casi di artrite reumatoide, osteoartrite, dolori lombari, borsiti, gotta, gomito del tennista, mal di testa, ipertensione arteriosa.

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Se poi, per la nutrizionista Favaro,  Steiner e la macrobiotica dicessero solo fesserie a proposito delle patate, posso citare il dott.Berrino (oncologo ed epidemiologo, non facente parte di Matrix Alimentare) e i suoi consigli su quali verdure mangiare ordinariamente:

…Le verdure vanno sempre bene, con qualche limite solo per le patate («gli amidi che contengono fanno aumentare la glicemia, che a sua volta incide sui livelli di insulina e, a catena, degli ormoni e dei fattori di crescita» spiega ancora l’epidemiologo), e per i pomodori e le melanzane, con cui non bisogna esagerare, dato che contengono poliammine, sostanze che favoriscono la proliferazione cellulare. …

E vorrei aggiungere anche che un bravissimo biologo come Martin Halsey scoraggia l’uso delle patate nell’alimentazione.

La patata è un tubero che arriva dall’America. Come il pomodoro interferisce col metabolismo del calcio. Martin Halsey ci spiega le sue origini e ci mette in guardia da alcuni lati negativi non trascurabili.

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DISCLAIMER:
I CONTENUTI PRESENTATI IN QUESTO BLOG NON INTENDONO COMPLETARE NE’ SOSTITUIRE, IL PARERE DEL VOSTRO TERAPEUTA (MEDICO-PSICOLOGO-DIETOLOGO-MEDICINE ALTERNATIVE-ETC.) CURANTE DI FIDUCIA.

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