Contatti

Accesso

…è la prima volta che vedo qualcuno mettere in connessione la macrobiotica con il pensiero steineriano.

Buongiorno Andrea,

 
prima di tutto complimenti per il suo blog ! Lo trovo molto riuscito ed interessante. Io mi chiamo V., sono ceco e vivo in Repubblica ceca a … dove lavoro come insegnante di lingue. Nel suo blog ci sono stato per la prima volta ed ha subito ritenuto la mia attenzione perché è la prima volta che vedo qualcuno mettere in connessione la macrobiotica con il pensiero steineriano.
 
Noi in famiglia (io, mia moglie e i nostri tre figli) pratichiamo la macrobiotica da parecchi anni. Mia moglie poi lavora in una scuola Waldorf qui a … dove vanno anche i nostri figli. Io prima non m’interessavo molto di antroposofia (c’era sempre mia moglie che provvedeva a tutto 🙂 Ma adesso per una serie di motivi ho cominciato ad interessarmene molto di più. Cerco di leggere i libri di Steiner assimilando un po’ tutti questi concetti (è vero che grazie a mia moglie ho già avuto modo di scoprire qualcosa ma è solo adesso che vedo che c’è tanta saggezza).
 
Volevo chiederle una cosa. Infatti come tutto anche la macrobiotica se fatta con troppa rigidezza può sfociare in qualcosa di distorto, di deformato. Ho l’impressione che noi gradualmente avevamo intrapreso questa strada portando il cibo su un piedistallo quasi irraggiungibile. Adesso stiamo vivendo un periodo di liberazione da questa versione troppa rigida. Ci hanno contribuito molto gli insegnamenti e le teorie del dottor Hamer, c’è tanta roba (anche molto spregiativa) intorno a questa figura. L’importante per me è il valore che viene dato al sentito della persona (che sotto forma di uno shock inaspettato, vissuto in modo isolato innesca una malattia…).  Vi si parla della bifasicità di ogni “malattia” (fase attiva / fase post conflittuale), dipende poi dalla fase in cui si trova l’individuo perché gli alimenti agiscano in un determinato modo sul suo corpo…. Volevo allora chiederle se conosce queste teorie (note come “Nuova medicina germanica”) e cosa ne pensa?
 
Grazie di una sua risposta. Cordiali saluti. V.

Kandinsky – muro rosso

Rispondo volentieri a questa lettera che mi tocca molto da vicino. Più che mai sento quindi, prima di procedere, l’esigenza di specificare una regola – che ho fatto mia – di Thích Nhất Hạnh, quella che campeggia in alto al primo posto quando si accede a questo blog: “Ciò che si può offrire agli altri è solo il frutto della propria pratica”.
Dunque – in breve – qual’è stata la mia pratica (per chi volesse saperne di più: cliccare qui)? Studiavo antroposofia frequentando la scuola di arteterapia di Fiorenza De Angelis, quando conobbi la macrobiotica con René Levi e mi avviai verso il cambiamento del terribile modello alimentare (Matrix Alimentare) nel quale all’epoca vivevo. “Frequentando” Rudolf Steiner e, nel contempo, George Ohsawa, decisi di andarmi a procurare tutte le conferenze e i libri nei quali Steiner parlava di alimentazione. Vi trovai una identità di vedute dei due capi-scuola, non soltanto pratiche ma anche teoriche. Il blog è pieno di tesi di affiancamento – comprensivo di grande arricchimento – dei due pensieri, anche riguardanti la loro cosmologia. Ma la “cosa” da me studiata e portata avanti non ha interessato minimamente né i macrobiotici né gli antroposofi-biodinamici… eh eh eh. Eppure ci sarebbe tanta crescita proficua per entrambi.
Triarticolazione: ciclo-uomo-pianta

Triarticolazione: ciclo-uomo-pianta

Un esempio valga: l’ammonimento di Rudolf Steiner ai pedagoghi di conoscere bene il funzionamento della carota, come rimedio alimentare, nei problemi intestinali dei bambini è completamente estraneo non solo ai pedagoghi stessi delle scuole Waldorf, ma a al mondo biodinamico e antroposofico.
Pertanto, gentile signor V., anche io sento il bisogno – come lei ha sentito verso di me – di segnalarle che – nel mio soggettivo panorama – “è la prima volta che vedo qualcuno mettere in connessione la macrobiotica con il pensiero steineriano”.  Complimenti e grazie per avermi fornito un feed back su quanto vado sostenendo da anni.
E veniamo adesso alla seconda parte della sua lettera: “Volevo allora chiederle se conosce queste teorie (note come “Nuova medicina germanica”) e cosa ne pensa?” 

 

Strada principale e strade secondarie. Paul Klee. 1929.

Strada principale e strade secondarie. Paul Klee. 1929.

 

Di Hamer e della medicina germanica ho fatto cenno in un precedente post, al quale rinvio lei e i lettori interessati. Qui mi preme sottolineare, quanto già ebbi a scrivere ad Anna a proposito dei percorsi di cura che le persone, con le loro scelte, prendono in considerazione nei momenti di crisi:

 

…., la seconda cosa che ho trovato, per avviare l’infinito e spesso doloroso percorso verso me stesso, è  che esistono “tante strade”, come ci mostra Paul Klee. Bisogna percorrerne “abbastanza” e molte di esse contemporaneamente(!) se possibile: sono a nostra disposizione. Ma è necessario, prima, vederle ed accoglierne l’invito: tra esse tante fanno per noi. Ce ne sarà una principale e altre secondarie. Senza le secondarie la principale non potrà mai esistere. In tal caso non sarebbe principale ma unica. Le secondarie appaiono tali solo perché affiancano il centro, ma spesso non sono meno interessanti, meno impegnative o meno produttive.  Danno un senso anche alla principale. Si allargano e si restringono, si confondono in ulteriori e  si annullano in nuove che ne rappresentano uno sviluppo. I colori e le sfumature cambiano dai rossi più forti al celeste delicato. Ogni strada ha strisce, irregolarità, buche, striature, intoppi, restringimenti, allargamenti, ma anche tante zone di respiro, di contentezza e soddisfazione. Quasi sempre dipende da noi e… dal mistero della vita.

 

 

tramonto

 

Lascia un commento

*

code

Aggiungi immagine (JPEG only)


Notice: Undefined index: images in /web/htdocs/www.comecucinarelanostravita.it/home/wp-content/plugins/comment-image/plugin.php on line 173
Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com