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Waldorf. Il tema steineriano, sconosciuto alla maggior parte degli antroposofi, della relazione tra alimentazione, uomo e mondo spirituale

rudolf-steiner

QUESTO E’ UN POST CHE HO SCRITTO IL 4 NOVEMBRE 2015 ALLE ORE 8,10.

LO RIPROPONGO PERCHè LA SCUOLA WALDORF DI CUI SCRIVO, DOPO, HA CREATO UNA NUOVA SEDE.

LE AVVERTENZE DI RUDOLF STEINER, QUI RICHIAMATE, VALGANO ANCHE PER QUESTA RIPARTENZA.

 

Il principio di Salutogenesi

 

L’uomo può alimentarsi in modo da minare la sua invisibile autonomia interiore e quindi divenire l’espressione di ciò che mangia. Ma deve pur scegliere un tipo di alimentazione ed in questo la Scienza dello Spirito può essergli da guida,  in modo da essere sempre meno schiavo del tipo di nutrizione da lui adottato, poiché a causa di un’alimentazione sbagliata si può divenire facilmente ciò che si mangia.”

 

In Toscana la Scuola Waldorf si è da tempo trasferita restando nella provincia di Firenze alla cinquecentesca Villa Larderel, una dimora del ‘500 con 6 ettari di parco, di proprietà della Regione Toscana a Pozzolatico/Impruneta. Così andrà a far parte di un più forte, articolato e strutturato centro educativo improntato nelle intenzioni dei promotori alla pedagogia di Rudolf Steiner

Rudolf Steiner ammonisce chi ha a che fare con l’educazione dei bambini, sopra tutti i pedagoghi delle Scuole Waldorf (steineriane), con le seguenti parole “… e chi vuol essere pedagogo, deve sapere queste cose…

Giappone Human Works Photography

Steiner, al termine della sua vita e proprio negli ultimi mesi, tenne una serie di conferenze assolutamente straordinarie dedicate semplicemente ad operai, in cui  tutto l’impegno – lungo una vita  per far conoscere La Scienza dello Spirito da lui creata – veniva trasfuso in parole dirette nel tema fondamentale della relazione tra l’alimentazione, l’uomo ed il mondo spirituale. Un testamento? A mio parere:sì! Il fondatore dell’Antroposofia, delle Scuole Waldorf e teorizzatore di una Pedagogia modernissima ed antica al tempo stesso e creatore della Biodinamica, voleva avvertire che bisognava non negligere ed anzi studiare i rapporti tra alimentazione e mondo spirituale. Oggi sono una sparuta minoranza, tra gli antroposofi, i biodinamici e i pedagogisti, coloro che  hanno compreso e portano avanti un discorso coerente sul tema: tra essi Udo Renzenbrink praticamente quasi sconosciuto e negletto in casa propria; l’unico, insieme a Rudolf Hauschkache tratti il tema del cibo, oltre che sul piano scientifico, anche sotto un aspetto spirituale ed energetico al tempo stesso.

Steiner, proprio in base ai suoi saperi profondi e anticonvenzionali aveva capito per primo il problema della mucca pazza: se date da mangiare carne ad una mucca, essa impazzirà (vedi nota in calce).  Il dottor EhrenfriedPfeiffer, una volta a Dornach, chiese a Rudolf Steiner: “Perché nell’epoca attuale le persone sono incapaci di evolversi e di agire in accordo con tutto quanto hanno imparato e con ciò che sembrano conoscere”. Steiner rispose: “Questo è un problema di alimentazione”. Rudolf Steiner afferma che solo dall’alto della spiritualità si può guardare al materialismo con vera competenza e che quindi non è sempre vero che l’uomo è ciò che mangia.

 

200606

 

Se avete interessi diretti o indiretti verso le scuole Waldorf e soprattutto verso i bambini, leggete appresso:

 

Nella conferenza di Dornach del 31 luglio 1924 (in Problemi dell’Alimentazione, Editrice Antroposofica Milano) Rudolf Steiner ammonisce chi ha a che fare con l’educazione dei bambini, sopra tutti i pedagoghi, con le seguenti parole “… e chi vuol essere pedagogo, deve sapere queste cose…  cioè per esempio:

“Da che cosa si rileva che un bambino è debole nella testa? Lo si può rilevare da alcuni sintomi caratteristici: è soggetto con facilità a problemi nell’intestino (all’epoca di Steiner i maggiori problemi generavano vermi in quell’organo). I vermi si installano nell’intestino quando le forze della testa sono troppo deboli… da questo si può vedere quanto il corpo umano sia meravigliosamente strutturato … se più avanti nella vita vi sono persone deboli nella testa, vuol dire che in gioventù avevano avuto i vermi. Che cosa è bene fare, se osserviamo fenomeni del genere? La cosa più semplice, fra le altre, è di nutrire per un certo tempo il bambino i con delle carote; naturalmente non occorre dargli solo e sempre carote, ma solo per un certo tempo… Le radici rafforzano la testa dell’uomo, come si vede dallo schema sotto riportato. E se confrontiamo le patate con le carote vediamo che esse sono molto diverse…”

Le radici, come le carote, rinforzano la testa, dopo aver  centrato l’intestino, e questo è un tipico principio macrobiotico. Rudolf Steiner e George Ohsawa sono giunti a conclusioni spirituali ed energetiche nel campo dell’alimentazione molto congruenti e contigue tra esse: ma questo non viene ben compreso da chi oggi porta avanti il pensiero e le concezioni di R.S.. Peccato, perché altrimenti si potrebbe costruire un programma molto solido di alfabetizzazione alimentare in ogni ambito, dal familiare allo scolastico, anche accademico. Infatti, la vera storia della macrobiotica inizia in Europa e passa anche per Goethe e Kant.

 

Credo che questo indirizzo suggerito da Rudolf Steiner, in ambienti Waldorf, sia davvero ignorato. Spero che qualcuno, almeno tra i biodinamici, voglia raccogliere le certe indicazioni di Steiner nello sviluppare qualsiasi discorso sull’alimentazione, soprattuto dei bambini.

 

 

Per chi voglia approfondire:

 

 

ciclo uomo pianta

 

 

Rudolf Steiner
CHE COSA SIGNIFICA OGGETTIVAMENTE IL MANGIARE VEGETALI O CARNE
ASSOCIAZIONE PER L’AGRICOLTURA BIODINAMICA
0sserviamo una pianta: essa sviluppa dal seme messo nel terreno sia le foglie verdi sia i petali colorati dei fiori. Confrontiamo ora quel che riceviamo da una pianta, sia direttamente raccogliendo le spighe, sia raccogliendo le erbe o in qualsiasi altro modo cuocendo un cavolo: confrontiamo tutta ciò con la carne. con i muscoli di un animale: sono sostanze dei tutto diverse, ma in che rapporto sono fra loro?
Sappiamo che vi sono animali che sono appunto solo vegetariani, animali che cioè non mangiano carne. Le mucche non sono dedite a mangiar carne, mangiano solo vegetali. Lo stesso è per i cavalli. Occorre aver chiaro che l’animale non introduce solo alimenti in sé, ma elimina di continuo qualcosa dal suo corpo. Degli uccelli sappiamo che è la muda gli uccelli perdono cioè le penne e devono sostituirle con altre nuove. Sappiamo che i cervi perdono le loro corna, mentre noi ci tagliamo le unghie che ricrescono di continuo: eliminiamo anche la pelle. Eppure quel che appare all’esterno è sempre uguale. Lo avevo già detto. Nel corso di sette o otto anni abbiamo eliminato tutto il corpo e lo abbiamo sostituito con uno nuovo, ed e così anche per gli animali.
Osserviamo ora una mucca o un bue, un bovino in genere. Dopo anni la carne che era in esso è dei tutto diversa. Nei bovini il cambio è diverso che nell’uomo, è addirittura più rapido, e comunque la carne è cambiata. Ma come si è formata la carne? Ce lo dobbiamo chiedere. Si è formata da sostanze vegetali. Nel suo corpo il bovino ha prodotto carne solo da sostanze vegetali. Questa è l’osservazione più importante che dobbiamo fare in proposito. Il corpo dell’animale è in grado di trasformare in carne la sostanza vegetale.
Si può cuocere a lungo quanto si vuole un cavolo: non diventerà mai carne! Non si ottiene carne cuocendo un dolce. Non lo si può fare per quanta arte si impieghi. Tuttavia nel corpo animale in sostanza, avviene quel che altrimenti non si può fare. L’animale produce semplicemente carne. Allo scopo devono esservi nel suo corpo forze adeguate. Le nostre forze tecniche non sono tali da far produrre carne semplicemente partendo da sostanze vegetali. Non le abbiamo. Nei nostri corpi e in quelli animali vi sono forze tali che da sostanze vegetali riescono a produrre carne.
Osserviamo una pianta come è sul terreno e con le forze che producono foglie verdi, che producono fiori e così via. Pensiamo ora che un bovino ne mangi. Dopo che li ha mangiati, li trasforma in carne. Vale a dire che ha in sé le forze per trasformare la pianta in carne. Immaginiamo ora che al bovino venga in mente di dirsi: per me è troppo noioso andare in giro a mangiare erba. Può farlo un altro animale. e io mangerò l’altro animale. Il bovino comincerebbe a mangiare carne. Che cosa avviene dunque se invece di piante mangia direttamente carne? Rimangono inutilizzate le forze che gli permettono di produrre carne! Se pensiamo a una fabbrica che sia in grado di produrre qualcosa e non lo faccia pur rimanendo attiva, ci rendiamo conto di quante forze vadano perdute. Comunque le forze che in un corpo animale rimangono inutilizzate non possono andar perdute. li bovino è in definitiva ricolmo di tali forze ed esse producono in lui qualcos’altro che trasformare sostanza vegetale in carne. Quelle stesse forze rimangono in lui. esistono in lui e fanno qualcos’altro. producono qualcosa di sbagliato. Invece di produrre carne, si riempirebbero di ogni possibile sostanza dannosa. In particolare si riempirebbe di acido urico e di sali urici.
I sali urici hanno però una loro strana abitudine. Hanno la debolezza di attaccare il sistema nervoso e il cervello. Se dunque un bovino mangiasse direttamente carne, la conseguenza sarebbe che produrrebbe un’enorme quantità di sali urici che andrebbero nel cervello e lo farebbero impazzire. Se potessimo fare l’esperimento di nutrire una mandria di bovini con carne di colomba, otterremmo una mandria impazzita. Avverrebbe proprio così. Sebbene le colombe siano tanto delicate, farebbero impazzire i bovini. Una cosa del genere va naturalmente contro il materialismo perché, se un bovino mangiasse solo carne di piccione, i bovini dovrebbero diventare delicati come piccioni, se cioè fossero attive solo le forze materiali. Non lo diventerebbero di certo, piuttosto soggetti molto passionali e selvaggi.
La cosa viene confermata dai cavalli che diventano selvaggi dando loro da mangiare anche solo un pezzo di carne, perché non sono abituati all’alimentazione a base di carne…
(da: Alcool e nicotina, 1923, pag. 31)
pubblicato sul bollettino n. 35 mar/apr 2001
dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica

CARAVAGGIO

2 Comments

  • Fabio Procopio

    20 Marzo 2019 at 09:59

    Grazie Andrea.
    Sei l’unico a tracciare un ponte, qui come altrove, tra le speculazioni di Georges Ohsawa e gli immensi voli nelle regioni dello Spirito di Rudolf Steiner.
    Probabilmente quel che scrivi sulla sottovalutazione del problema alimentare da parte degli antroposofi è vero. Dobbiamo anche dire che chi percorre i sentieri dell’Antroposofia si ritrova con un patrimonio immenso, vasto e complesso, da affrontare e comprendere che necessariamente – quasi sempre – lascia fuori molte cose.
    Ma ti ringrazio di cuore, soprattutto perchè scrivendone ricordi un punto veramente fondamentale: che la vera macrobiotica di Georges Ohsawa non è una disciplina alimentare ma una disciplina spirituale.

    Rispondi
    • Andrea Biggio

      25 Marzo 2019 at 19:57

      Anche io desidero ringraziarti per questo tuo feed back che mi corrisponde molto. Ho visto nel tuo sito http://www.erewhonians.com paralleli in cui riconosco contenuti che condivido anche nel mio percorso.
      Ho incontrato, in momenti di crisi, e amato Ohsawa e Steiner. In periodi di transizione e di crisi, l’inconscio è più disposto a provocare incontri simbolici, persone che entrano ed escono dalla nostra vita, hanno una portata simbolica. Sono incontri sincronistici, con messaggi non solo simbolici. In cinese l’ideogramma che indica il concetto di crisi è composto da altri due ideogrammi wei ji che vogliono dire pericolo ed opportunità.
      L’incontro o l’evento sincronistico si producono più facilmente, anche se non frequentemente, in periodi di transizione e di necessità di trasformazione, in cui la carica emozionale è molto forte: sono periodi in cui ci si interroga, ci si ritrova in situazione caotiche, interiori ed esteriori, ed in cui l’individuo toccato nel pericolo ha l’opportunità di sviluppare tutta la sua creatività con una scoperta o una illuminazione improvvisa.
      Le scelte che facciamo nella vita, consce o inconsce: sono le buone scelte? L’inconscio mobilita sempre dei simboli per comunicarci qualcosa in occasione di questi incontri. La psiche fa fiorire i simboli, come la terra i fiori, e con questi fiori noi possiamo farci quello che vogliamo.
      Il senso che si impone nella sincronicità non è solo soggettivo, ma può essere spesso anche osservabile empiricamente, perché l’incontro dispiega una forte carica emotiva a testimonianza di un momento di profonda trasformazione: per es.: colpi di fulmine ed incontri significativi, la biblioteca di Freud che crolla quando Jung gli comunica la sua critica. Il senso di questa sincronicità ha radici profonde nell’inconscio collettivo e negli archetipi che creano veri e propri appuntamenti dell’inconscio, in momenti precisi della vita.
      Un incontro sincronistico sfugge alla volontà ed al desiderio dell’io. Certi individui sono come catalizzatori che scatenano reazioni psichiche…… e quindi questi incontri catalizzanti sono capaci di farci sentire di più noi stessi e di rivelare di noi facce ed aspetti fino a poco prima assolutamente insospettabili. Ma per scoprire ciò che noi ignoriamo di noi stessi ci dobbiamo rendere disponibili alla gratuità e casualità di un incontro. Come se il nostro inconscio preparasse in anticipo certi incontri. L’inconscio provoca questi incontri per sollecitarci al cambiamento, ma noi spesso volgiamo loro le spalle, spesso per preservare un’identità sofferente ma alla quale siamo abituati e da cui è quindi difficile separarsi.
      Il cambiamento fa infatti molta paura anche quando possiamo passare da una situazione critica ad una nuova.
      Le persone con cui si producono incontri sincronistici non sono normalmente quelle con le quali viviamo, ma sono quelle che si incontrano per caso e che ci “fanno viaggiare”, un poco come accade per i libri. Ci cono quelli che ci portiamo in viaggio e quelli che ci fanno viaggiare. Ci sono persone che ci accompagnano ed altre che ci fanno viaggiare. Questi esseri che ci incitano a viaggiare nel più profondo di noi stessi aprono delle porte e come accade spesso le porte più grandi vengono aperte da persone che non le attraverseranno con noi. Il primo incontro con Carl Gustav Jung mi ha aperto anche agli incontri con Rudolf Steiner e George Ohsawa.

      RUDOLF STEINER E GEORGE OHSAWA: LA SPIRITUALITÀ NEL CIBO.
      GOETHE, HAUSCHKA CON RUDOLF STEINER E OHSAWA.
      CARL GUSTAV JUNG E RUDOLF STEINER. PARALLELI SIGNIFICATIVI. LORO ORIENTE.

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