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“I mangiatori di patate” di Van Gogh, con Rudolf Steiner.

La visione (e lettura) di questo post sono sconsigliate ai lettori, nella dispensa della cui casa (e nella borsa della spesa) figurano in permanenza tali tuberi. La premessa è occasione per comunicare al lettore del blog che anche a me capita di mangiare patate ma solo saltuariamente e infrequentemente.

 

“I mangiatori di patate” di Vincent Van Gogh, nella mia lettura del quadro, rendono limpidamente la loro propria fisiognomica prevalente, quella – appunto – di mangiatori di patate; malgrado loro, poverini, in quanto all’epoca tra essi erano diffuse fame e povertà.

Un particolare:

 

Risulta evidente la diversa fisiognomica del viso di Van Gogh stesso, in uno dei suoi autoritratti, rispetto a quella dei personaggi ritratti nell’opera in esame.

 

 

Dunque l’artista, attraverso il suo pennello sapeva rendere visibile la sua capacità di raffigurare non solo i corpi ma anche qualcosa di più sottile.

Storia della patata, cenni.

Il tubero più usato nel mondo è originario delle Americhe, Messico e ci è stata “presentata” nel 1500 circa dai colonizzatori spagnoli. Quasi 250 anni dopo, un agronomo francese Antoine Augustin Parmentier riuscì a convincere il suo re Luigi XVI che le patate, sino ad allora nutrimento per il solo bestiame, potevano e dovevano diventare cibo anche per gli uomini (per la loro ottima composizione biochimica): cosa che però non piaceva assolutamente ai contadini (scarpe grosse e cervello fino). L’agronomo ci riuscì, e oggi ne paghiamo ancora le conseguenze, eh eh eh, come vedremo tra breve. Da quel momento Parmentier fu chiamato “l’uomo incomparabile”. Eh eh eh.

 

Effetti del tubero tra i mangiatori di patate, secondo Rudolf Steiner e i suoi epigoni.

Il consumo continuo di patate danneggia la testa: esso ha sull’uomo precise conseguenze. La patata contiene moltissimo amido, e questo viene trasformato in zucchero (le patate alzano immediatamente la glicemia). Se si mangiano troppe patate la testa deve lavorare in modo eccessivo, viene sforzata per impedirne la fermentazione. Chi mangia patate diviene quindi debole di testa.

Proprio perché l’alimentazione con patate venne diffusa largamente nei tempi più recenti, in epoca moderna è sorto il materialismo. Il materialismo dei tempi moderni non è altro che la conseguenza del mangiar patate.

Il materialismo non sa assolutamente nulla di ciò che è materiale; la scienza dello spirito riconosce proprio questo in modo del tutto giusto. La patata è la giusta produttrice del materialismo. E’ terribilmente maliziosa la patata, astuta, furba fin all’eccesso. L’uomo può infatti mangiare della patata solo i tuberi, non può mangiare nemmeno gli occhi della patata perché hanno già un’azione dannosa, e tanto meno può mangiarne i fiori perché la patata è una solanacea, e i fiori sono velenosi. L’uomo deve aver ben chiaro che se mangia tante patate il suo cervello mediano deperisce, e persino i sensi possono soffrire per l’esagerato consumo di patate. La patata è quasi esclusivamente amido. Il compito della testa è in realtà quello di combattere ciò che vogliono amido e zucchero. E che cosa vogliono dunque amido e zucchero? Basta osservare gli effetti del vino.(per approfondire il discorso di Steiner, vedi  Problemi dell’Alimentazione, ed. ANTROPOSOFICA MILANO).

La digestione della patata impegna troppo il cervello ostacolando l’evoluzione del pensiero moderno e della coscienza. Avere le patate in permanenza nella propria dispensa facilità pensieri che virano con forza verso il materialismo spingendo ad abbandonare il campo del senso artistico.

IN CONCLUSIONE LA PATATA ISTUPIDISCE, SAPPIAMOLO!

In macrobiotica.

La patata è completamente bandita dall’uso quotidiano nel piatto tipo. E’ estremamente yin. Non è una radice (yang), come la carota che – al contrario del tubero – non è priva di sali minerali.

Ma, ogni tanto, un bel piatto di patate fritte in padella, ben yanghizzate… ehhh

 

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