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Negozio Bio, pagare alla cassa è preziosa occasione culturale e sociologica.

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Mi reco spesso a fare la spesa in un ” negozio bio ” che vende, cioè, prodotti biologici. Il momento di pagare alla cassa bio è occasione culturale, sociologica e bio-formativa di alto livello, alla quale si accompagna un divertimento che non posso – per ovvie ragioni – condividere con nessuno dei presenti: guardo con una sfrenata attenzione mista a curiosità i prodotti della spesa-bio di chi mi precede nel pagamento. Rassicuratevi, faccio anche acquisti nel supermarket tradizionale e pure lì, alla cassa, studio con uguale interesse le persone e ciò che prediligono negli acquisti. Le differenze tra i due luoghi di approvvigionamento non sono poi così enormi (anche se il prezzo è una di quelle…): la carne, il prosciutto, i formaggi e le merendine sono bio nel primo caso e, nel secondo, non lo sono. L’effetto finale, però, è lo stesso. Il loro eccesso fa male in egual maniera. Infatti, se mangi sempre carne e formaggio, la qualità bio non ti salva certo da sicuri disturbi e malattie. Accadde una volta, in un mese molto freddo, che c’era davanti a me una signora di mezza età che aveva comprato, tra le altre cose che non oso raccontarvi, addirittura una scatola da 12 pezzi di gelati bio con il bastoncino. Bene, nel preciso momento in cui ho visto questo magnifico spettacolo estivo spalancarsi davanti ai miei occhi infreddoliti dal mese invernale, avrei voluto tanto essere “un-giornalista-che-sta-realizzando-interviste-per-una-televisione, non una TV qualsiasi come se ne vedono con la prova del cuoco, bensì quella utopistica dei miei sogni. Le avrei, infatti, rivolto qualche domanda in questo tono: – Perché compra il gelato bio e non quello delle industrie gelatiere ordinarie? – Si sente più tutelata nella sua salute se gli ingredienti del gelato sono bio? – E’ al corrente del fatto che il gelato è stato inventato, con il suo freddo, per compensare il caldo estivo e che ora, con la neve, tutto questo gelo che lei e la sua famiglia vi mettete in corpo, sicuramente si trasformerà, nella migliore delle ipotesi, in naso che cola o raffreddore e, nella peggiore delle ipotesi, la renderà più vulnerabile ai virus influenzali che girano in questo periodo? – Se prenderà l’influenza, darà la colpa al virus o al gelato che ha mangiato? – Lo sa che, nei gelati che sta per immagazzinare nel suo bel congelatore, c’è tanto zucchero da far paura a un cavallo e che l’eccesso di zucchero fa male pure quando questo è bio e magari di canna? – Ha comprato questi gelati solo perché sono buoni e per soddisfare la sua gola, senza altre ulteriori riflessioni? – Vedo anche tante belle bistecchine bio nella sua spesa: la circostanza che si tratti di carni di animali allevati biologicamente le dà sicurezza circa gli effetti sulla sua salute, vero? Niente pesticidi, diserbanti, antibiotici, ormoni… ottimo no? Ma lei è informata circa gli effetti di un eccessivo consumo di carne e prodotti animali nell’alimentazione, bio o non bio che siano? La dieta mediterranea, tanto evocata da tutti noi e da nessuno praticata, prevede la carne rossa per non più di una volta al mese, lo sa? – Non crede di prendersi in giro tranquillizzandosi nel mangiare tutto, senza discernimento alcuno … tanto è bio??? Fine dell’intervista utopistica. Sgombrato il campo da questo equivoco, fatale per molti, è bene andare al di là della precipua critica a tale modo di intendere il bio e passare in sua difesa, riflettendo sull’effettivo grado di inquinamento che gli alimenti riescono a veicolare nel nostro corpo e che ci dovrebbe indurre a stare all’erta nello scegliere i prodotti da usare per la tavola, prediligendo proprio quelli bio, meglio se a km zero e biodinamici (ovviamente nella misura in cui ciò è possibile soggettivamente). Sono indubbiamente migliori anche se non possiamo sempre averli totalmente disponibili per le nostre esigenze, sia per la scarsità di offerta che, spesso, per i prezzi più alti. Spezziamo dunque una lancia in favore dei prodotti biologici, quelli salutari però. Contengono meno sostanze nocive, anche in modo considerevole, e sono pure più saporiti.

 

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3 Comments

  • Giuseppe M.

    8 Giugno 2015 at 17:10

    Non sono l’unico allora che fa interviste utopistiche nella mente 🙂
    Una volta ho riso da solo come uno scemo di fronte ad una spesa di una giovane coppia di fidanzati: carrellata di salumi, pasticci zuccherati vari, snack salati, bottiglie di tutti i tipi di bibite gassate, latticini, formaggi, una melanzana che si sentiva soletta, banane e per finire, come ultimo elemento della spesa, un bel barattolone di Citrosodina! Ecco, appunto…

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    • Andrea Biggio

      9 Giugno 2015 at 13:57

      ah ah ah ah stupenda questa della citrosodina! Fenomenale come esempio! Da oggi in poi sarà adottata da me come citazione “classica” nei corsi di cucina… LA CITROSODINA ah ah ah
      Forse ci faccio anche un post, citandoti…
      Incredibile ma vero!
      Grazie per avercela condivisa.

      Rispondi

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