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Mangiare. Non c’è nessun vento favorevole per un marinaio che non sa dove andare.

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Quale macrobiotica? Mi scrive M.

 

Buonasera, seguo da un po’ di tempo il suo blog, e mi piace il modo
particolare con cui si discute di alimentazione e di macrobiotica.
Sono sulla via macrobiotica più o meno da un anno e mezzo, cerco di imparare
da Internet, dai corsi (teorici e pratici), dai libri e anche dalle consulenze.
Vorrei tanto fare una vacanza “macrobiotica”, speriamo che il tempo mi aiuti a
realizzare questo desiderio.
Mi accorgo che anche in questo campo non si finisce mai di imparare, non tanto
per la complessità della “materia” ma perché tra il dire (e il sapere) e il
fare ci sono di mezzo le abitudini di una vita, le convenzioni sociali, il
resto del mondo (buona parte, mica tutto) che va in direzione opposta, e ogni
giorno mi accorgo che c’è qualcosa che ieri non mi era chiaro, un’abitudine da
correggere, una nuova tentazione a cui non voglio resistere.
La mia difficoltà fin dall’inizio sta nella gestione delle “occasioni”, quando
mi trovo a mangiare fuori casa e non riesco ad avere la forza di dire no a
certi cibi estremi (in particolare i dolci, i prodotti da forno, le patate).
Vorrei chiederle, se possibile, di approfondire il tema del cambiamento
“drastico” per un periodo limitato. Mi spiego meglio… leggo nel suo blog:
“Mangio tutto, quando non ho nulla da curarmi, ma non tutti i giorni. In casa,
l’alimentazione è basata sul consumo soprattutto di cereali integrali bio in
chicco, verdure, frutta, pesce e legumi, nelle proporzioni che racconto nel
blog.
Quando sono fuori o in viaggio oppure decido per un ristorante tradizionale,
allora mi concedo ciò che tutti invece mangiano ordinariamente e continuamente
dappertutto, cioè carne, insaccati, uova, formaggi, patate, pomodori, peperoni,
dolci commerciali zuccherati, cibi cioè che la dieta macrobiotica sconsiglia
prevalentemente e che la cura macrobiotica delle malattie esclude addirittura
tassativamente. La differenza tra il me di ora ed il me di tanti anni fa è
doppia. Innanzitutto, i suddetti cibi – oggi meno frequenti per me – entravano
prima nella mia quotidianità ed ordinarietà, mentre adesso li assumo solo
saltuariamente, occasionalmente, periodicamente, oppure quando mi prende la
voglia. In secondo luogo, quando li assumo, applico i principi macrobiotici che
vedono nel cibo energia e vitalità oltre che calorie e nutrienti.”
Martin Halsey nel suo libro “Manuale di self-healing” in risposta alla domanda
frequente “Se, di tanto in tanto, mangio fuori casa o faccio delle
trasgressioni con cibi estremi, ciò pregiudica i progressi fatti fino ad ora?”
risponde così:
“La risposta breve è No, tuttavia una risposta più completa riconosce che è
importante cercare di mangiare bene, perlomeno per alcuni periodi, senza fare
degli strappi. Una dieta e un modo di nutrirsi purificante, letteralmente
portano gli eccessi prima in superficie e poi fuori dal corpo. Durante tale
processo, se si consumano i tipi di cibi o le sostanze che sono state o stanno
per essere eliminate, questo li spinge più in profondità nel corpo e rallenta
notevolmente il processo. Considerando ciò, la cosa migliore è fare in modo di
mangiare bene per delle settimane di seguito e lasciare gli strappi
(scappatelle) per i giorni di festa o per le occasioni speciali. Bisogna d’
altronde capire che nessuno è perfetto e che ognuno di noi, di tanto in tanto,
mangia cibi che non sono ideali e ciò non elimina il miglioramento,
semplicemente lo rallenta, naturalmente se ciò non avviene troppo di
frequente.”
Cosa significa “Una dieta e un modo di nutrirsi purificante, letteralmente
portano gli eccessi prima in superficie e poi fuori dal corpo. Durante tale
processo, se si consumano i tipi di cibi o le sostanze che sono state o stanno
per essere eliminate, questo li spinge più in profondità nel corpo e rallenta
notevolmente il processo.”?
Conviene fare un periodo a regime “stretto” anche quando non ci sono problemi
di salute “gravi” per poter migliorare in profondità e poter continuare con
maggiore sicurezza sulla strada intrapresa? Lo chiedo perché temo che i miei
“sgarri” siano troppo frequenti e che questo mi riporti sempre al punto di
partenza, mettendo in dubbio i progressi fatti fin’ora.
Come si bilanciano cibi estremi come i dolci “di pasticceria”, il gelato, la
pizza (con lievito di birra, pomodoro e mozzarella)?
Mi sono un po’ dilungata, spero di essere stata chiara. La ringrazio per l’
attenzione.

M.

 

i libri

 

 

Gentile M.,

grazie per avermi manifestato la sue soddisfazioni nel seguire il mio blog.

Seneca avverte che non c’è nessun vento favorevole per un marinaio che non sa dove andare. A me pare che lei, invece, abbia ben presente a se stessa la direzione che desidera mantenere, anche in mezzo a dubbi e tentennamenti. Siamo in un campo, quello dell’alimentazione, in cui davvero non si finisce mai d’imparare, come saggiamente lei ha scritto e, soprattutto, non si finisce di agire il cambiamento.  Ohsawa sosteneva che la teoria senza la pratica è inutile e la pratica senza la teoria è dannosa. Con il tempo mi capita di rendermi sempre più conto che aveva perfettamente ragione.

Dobbiamo intenderci su cosa sia la pratica e cosa la teoria. E prima ancora sapere che il nutrimento non è solo un fatto materiale. La mia esperienza iniziale è stata costellata da tanto studio e autoformazione sui libri, e da formazione con corsi di cucina presso chi era molto avanti a me nel percorso; non ho sottovalutato neanche le frequenti (e a mio parere necessarie…) full immersion in centri macrobiotici di notevole tradizione e livello (non solo per le vacanze). E’ a questo impianto iniziale (che nel mio caso vuol dire parecchi anni) e all’apertura alle diverse correnti di pensiero “macrobiotico”, esistenti oggi e spesso in contrasto tra loro, a cui sono gratissimo per la voglia che mi è rimasta addosso di “pensare anche al cibo” come fondamento di vita, appunto non solo materiale.

Eh eh eh…quale è davvero il rapporto da mantenere con i cibi del “suo” elenco: carne, insaccati, uova, formaggi, patate, pomodori, peperoni, dolci commerciali zuccherati?

 

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Bella domanda, vero! Una volta un “vecchio” maestro di macrobiotica mi disse che se non avessi “sempre” mangiato in “quel modo”, non avrei agevolmente potuto  essere considerato un “macrobiotico”. Ed infatti sono consapevole di non esserlo “in quel senso”, anche se ne adotto i principi per un 70/80% del tempo che passo a tavola e in cucina. Una cosa, però, è certa e questa sì che l’ho praticata: finché è stato necessario affrontare all’inizio le mie malattie e disturbi, divenuti ormai insopportabili all’epoca del cambiamento, ho mangiato – per ricreare un equilibrio – senza eccezioni cereali integrali in chicco, legumi e verdure, con minestre di miso e …compagnia bella!

D’altronde lo stesso Ohsawa racconta:

“…ATTUALMENTE (CIOÈ, DOPO ESSERSI CURATO CON LA MACROBIOTICA STRETTA, N.D.R.) SOPPORTO PERFETTAMENTE TUTTO CIÒ CHE MANGIO, QUALSIASI COSA SIA. I MIEI VECCHI AMICI SAPEVANO BENE CHE NON SOPPORTAVO NÉ L’ALCOL NÉ IL TABACCO MA ORA POSSO DIVERTIRLI CON TUTTO QUESTO ANCHE SE SONO IN GRADO FACILMENTE DI VIVERE SENZA TALI COSE. ACCETTO CON GIOIA I PIATTI EUROPEI COSÌ COME QUELLI CINESI, COSÌ COME FRUTTA, DOLCI ZUCCHERATI, CUCINA FRANCESE, CAFFÈ, CIOCCOLATO, WHISKY… E IL VINO MOSCATO È IL MIO PREFERITO… EVIDENTEMENTE NON TUTTI I GIORNI… E COMUNQUE IO ASSUMO QUESTI CIBI IN ORDINE DI YIN/YANG E CURANDO LE COMBINAZIONI MACROBIOTICHE IN MODO TALE DA NON SUBIRNE TROPPO LE CONSEGUENZE NEGATIVE “
GEORGE OHSAWA. LE LIVRE DE LA VIE MACROBIOTIQUE. PARIS. 1985 (PAG. 95 – TRADUZIONE DAL FRANCESE DI ANDREA BIGGIO)

 

Ma questa citazione non piace proprio a tanti macrobiotici… quindi sono un “eretico”. Bisogna pure che aggiunga che:

C’è un periodo di transizione, quando inizia il cambiamento, in cui non bisogna pensare a eliminare ciò che si scopre non andar bene come quotidianità. Non si può subito praticare in termini di yin-yang. Inoltre,non è con divieti e limitazioni che si mangia. Bisogna invece cominciare a introdurre cibi più centrati in termini di cereali integrali, legumi e verdure, scoprendo così il piatto base del nostro modello alimentare. Essi, con il tempo, e sempre pensando anche al piacere del cibo, oltre che alla salute, scalzeranno dolcemente e senza traumi dietologici le vecchie abitudini sbagliate. Per questo, servono esperienze di corsi di cucina, frequentazioni di ristoranti macrobiotici, amici che già praticano, letteratura specifica e, possibilmente, grandi scuole. Ma ci vuole tempo e pazienza e iniziare con poco, accontentandosi.
Esiste una fase macrobiotica più stretta per aiutare le persone ad affrontare disturbi e malattie, ma poi – quando si sta sufficientemente in equilibrio – si può tornare a mangiare quasi tutto, ma non tutti i giorni! In altri termini ci si dovrà gestire tra l’ordinario quotidiano (cereali,verdure,legumi) e il saltuario, l’occasionale, l’infrequente, il periodico (tutte le altre cose che si desidera mangiare perché si vive comunque in questo mondo).

 

I cibi estremi, come lei scrive, sono trasgressioni o no? E se sì, quante e quali trasgressioni frequentare? Quale misura e quanto ritmo assegnare alla nostra “nuova e migliore” maniera di alimentarci?  Ohsawa e alcuni macrobiotici hanno spesso invitato a mangiare cibi estremi a scopo di studio: per vederne e sperimentarne su di sé gli effetti sgraditi.

Gestire la transizione verso un nuovo modello alimentare, del tipo che ci accomuna, richiede tempo e accortezza.

 

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La difficoltà nel gestire le occasioni, cui accenna la lettera, invece di viverla come una difficoltà me la vivrei meglio come una risorsa, un modo di pensare e riflettere anziché abbandonarsi ciecamente alle mangiate compulsive. Resta, così, una carta vincente, perché indica che una polarità tra un comportamento e un altro opposto, è all’opera e che dunque “qualcuno” sta pensando e riflettendo sul come equilibrare le due polarità. In tali dinamiche ciò che mi ha molto aiutato è stato il passare alcuni lunghi periodi di full immersion – non vacanziera – di pratica e studio nei  centri macrobiotici cui accennavo sopra: si entra in un certo stato di coscienza che dopo può essere richiamato tante volte quando ci serve, e cui potersi ancorare per meglio decidere. “La differenza tra il me di ora ed il me di tanti anni fa“, come lei la definisce, rivela una soddisfacente consapevolezza in un cambiamento in corso che non sembra avere traguardi ma amare i percorsi di rinnovamento. Credo sia meglio così.

Quanto al discorso cui accenna, sul significato della superficie e della profondità del corpo, bisogna rifarsi ai concetti di effetti yin (centrifughi-espansivi-veloci) ed effetti yang (centripeti-contrattivi-lenti) del cibo. Spiegare il processo in poche parole è molto lungo (questo è pur sempre un blog) e potrebbe togliere al lettore il gusto dell’approfondimento personale. Comunque, in estrema sintesi, si tratta di questo. Se si sta cercando di riequilibrarsi e “disintossicarsi”, uscire da un seminato di cura e detossinazione interrompe il processo e lo riallunga (re-intossicando il corpo) e ciò varia – quantitativamente – con il variare di differenti malattie e disturbi che si desidera fronteggiare.

Per quanto poi concerne il  …come si bilanciano cibi estremi come i dolci “di pasticceria”, il gelato, la pizza (con lievito di birra, pomodoro e mozzarella)… la risposta della mia limitata esperienza è che “non si bilanciano” se non cambiando modello alimentare in maniera più equilibrata rispetto a quanto si crede di aver fatto!

Riguardo, infine, alla domanda che mi rivolge…perché temo che i miei “sgarri” siano troppo frequenti e che questo mi riporti sempre al punto di partenza, mettendo in dubbio i progressi fatti finora… consideri che – come diceva quel presentatore notturno della televisione – lei si è fatta una domanda e si è data una risposta!

Buon Vento, gentile M., with complimets.

 

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3 Comments

  • anna mascheroni

    23 Marzo 2015 at 20:55

    buona sera, complimenti per il blog, veramente interessante e con ottimi approfondimenti. scrivo qui perchè non ho ben capito dove si postano le domande e comunque la mia riflessione è attinente al tema di cui sopra. anch’io sono a buon punto con la mia via macrobiotica, ho seguito un corso di cucina nell’UPM vicino a casa mia ed è stato illuminante. ora cucino giornalmente cereali, legumi e verdure e sto bene. gli “sgarri” sono veramente pochi e dettati per lo più dalle circostanze ( pranzo natalizio dalla suocera, pizzata con le amiche). non sento la necessità ne tanto meno la voglia di tornare a vecchie abitudini, se assaggio un cannolo con ricotta sto male due giorni. la carne mi fa senso e per quanto riguarda i dolci , è proprio vero che lo zucchero da dipendenza, per cui una volta superata la fase ” crisi di astinenza” se ne fa tranquillamente a meno. arrivo al punto: mia madre ha 85 anni e sta benissimo di salute, mai avuto nulla e mangia tutto quello che le passa davanti. ma tutto veramente. ho riflettuto su questa cosa e secondo me c’è dell’altro oltre al “sei quello che mangi”. ed è come lo mangi, la forma mentale, lo spirito, non so se riesco a spiegarmi. mia madre è un’entusiasta, sempre positiva e piena di energie . è soddisfatta della vita, si accontenta e ringrazia sempre per il cibo.
    quando mi sono ammalata di cancro dieci anni fa , non solo mangiavo molta caseina, farine raffinate e dolci ma ero in un periodo molto stressato, turni di lavoro, problemi familiari, insoddisfazioni varie, energie negative. quindi in conclusione la mia domanda a lei è questa: certo l’alimentazione è fondamentale per la salute psico/fisica ma una buona percentuale di benessere ossia assenza di malattia, è dato da come ti poni nella vita? so che la risposta sarà positiva . buona vita e grazie Anna

    Rispondi
    • Andrea Biggio

      24 Marzo 2015 at 12:11

      Il suo commento è pieno zeppo di contenuti umani e anche della profondità contenuta nella domanda finale che cerca di entrare, come capita anche a me, nel mistero della vita. Ho deciso quindi di risponderle con un post ad hoc nei prossimi giorni. Intanto, ringrazio lei per questo feed back, molto significativo. A presto!

      Rispondi

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