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OHSAWA! COMPRENDERE LA MACROBIOTICA OGGI (CHI NE HA VOGLIA…)

 

nuvole - Riccardo Aperti

 

Quando Ohsawa ha importato in Europa, dalla Francia, la sua concezione alimentare, chiamandola macrobiotica, ha usato questa parola antica in modo innovativo, conferendogli nuovi contenuti, rispetto a Ippocrate e Wilhelm Von Hufeland. Egli ha suggerito, come prima cosa, di andare a cercare anche nel cibo due aspetti polari, non scindibili tra loro e facenti capo ad un principio unico che li contiene. Il principio unico di unità dell’essere, che filosofi, scienziati e psicologi riconoscono nella psiche, nella natura e nel cosmo come nell’Uomo, devono essere presi in considerazione anche nel cibo per valutarne gli effetti. Mangerò pertanto in un certo modo se voglio ottenere effetti rilassanti o in un altro opposto se voglio restate ben sveglio, contratto e pronto all’azione. E’ solo un esempio, ma esso ci mostra quanta attenzione dobbiamo portare agli effetti che il cibo provoca in noi, sia fisici che mentali, e non pensare solo al gusto e al buono/non-buono; oppure alle calorie, concetti biochimici che pure sono importanti. Ben vengano, infatti, le concezioni materialistiche biochimiche dei nutrizionisti (anche se poco chiare alla gran parte della gente) tra proteine, grassi, carboidrati, minerali e vitamine. Distinzioni che portano a stabilire quanti macro e micro nutrienti dobbiamo procurarci giornalmente per restare in salute. Ma tali distinzioni sono solo un parte limitata delle conoscenze che si devono avere per sederci consapevolmente a tavola. Si tratta di conoscenze analitiche e che si basano sulla separazione, non su un’idea unitaria dell’essere umano e della natura. Vanno per forza integrate con una concezione che scopra – nel cibo – anche la sua vitalità e le sue caratteristiche energetiche, quelle che sfuggono al microscopio ma non al macroscopio.

 

il mio riso

 

Secondo i principi della macrobiotica, dunque, anche nei cibi c’è un’energia e una vitalità da prendere in considerazione, e tale energia fa in modo tale che se mangiate solo i cibi di una polarità (che va verso l’alto e la periferia) i vostri tessuti si rilassano, perdono sali minerali, il corpo si gonfia, prevale la decomposizione e l’espansione e nel corpo si depositano troppi liquidi. Se eccedete con cibi dell’altra polarità assisterete ad un effetto opposto di contrazione e condensazione, con un’energia che va verso il centro e il basso e produce maggiore stagnazione ed indurimento. Le polarità energetiche, da valutare sempre in relazione al clima, all’attività, al sesso, alle esigenze di salute e malattia, sono anche di tipo riscaldante-raffreddante e l’effetto principale lo si può facilmente osservare nel fatto che la “macrobiotica” degli Esquimesi consiste nel non mangiare meno del 60/70% di cibo animale (fortemente riscaldante), mentre la “macrobiotica” dell’indiano che vive in India consisterà nell’ eliminare il più possibile il cibo animale per il clima caldo nel quale vive, preferendogli riso, lenticchie e verdure. Ecco alcune delle precipue attenzioni, per lo più sconosciute a medici, nutrizionisti, dietologi ed agli altri regimi e modelli alimentari, anche ai sedicenti regimi di “Alimentazione Naturale”; attenzioni che invece sono care alla macrobiotica: il contesto del cibo, la sua origine, il suo ambiente, le sue proprietà raffreddanti-riscaldanti o espansive-contrattive o acidificanti-alcalinizzanti etc., le sue analogie (per esempio la somiglianza della noce intera, senza gheriglio, al cervello umano), la direzione di crescita (verso l’alto, come la foglia o verso il basso come la radice), la consistenza (morbida o dura) e l’acquosità, la stagionalità, il colore, gli effetti sulle diverse parti dell’organismo, sullo stato d’animo, e tanto altro ancora. Qualità e caratteristiche, queste, sconosciute alla impostazione scientifica.

Fin qui ho chiarito quelli che, a mio parere, sono i geniali principi generali della macrobiotica, principi che adotto nel mangiare tutto. La applicazioni pratiche di tali principi non sono omegenee nel tempo e nello spazio. Cosa voglio dire? Che i precetti principali variano con le epoche (nozione temporale) e con le scuole e i paesi (nozione spaziale). Ciò mi ha spinto a frequentare e studiare le tre principali scuole pratiche di quanto ha scritto e insegnato Ohsawa. Ho scoperto che le quattro idee, delle tre scuole e del precetto Ohsawiano, si traducono in criteri che hanno in comune la centralità di un’alimentazione basata su cereali integrali bio in chicco, verdure e legumi. Le divergenze sono, tuttavia, numerose soprattutto nell’interpretazione del pensiero del fondatore della macrobiotica moderna, nei cui libri si possono pure scoprire alcune contraddizioni e incongruenze, pur in presenza – ripeto – di un geniale impianto generale di base.

 

alberi affettuosi

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