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Origine della parola “macrobiotica”, storicamente.

Cristophe Wilhelm Von Hufeland, nel 1876 in Germania, pubblica la prima edizione dell’opera, divisa in due parti teorica e pratica, “Macrobiotica o l’arte di prolungare la vita agli uomini”. Egli era l’ippocratico, e terapeuticamente eclettico, medico personale di Goethe, nel pensiero del quale si trovano le radici della concezione steineriana antroposofica. Si trattava della prima volta che, dopo molti secoli, la parola macrobiotica (che deriva dal greco e significa “lunga vita”) veniva usata in un trattato. Prima di lui, il padre della medicina occidentale, Ippocrate, l’aveva usata circa 2400 anni prima, nel suo “Aria, acqua e luoghi”, ma, questo antico precursore della medicina occidentale, diversamente dalla stragrande maggioranza dei suoi epigoni moderni, nelle opere “Alimenti” e “Medicina e Tradizioni”, ribadiva sempre i seguenti basilari concetti:

· Che il tuo alimento sia la tua principale medicina.

· Il pane si deve elaborare con semi che abbiano caratteristiche (che oggi definiamo integrali e biologiche) che possano tenerci lontano dalle malattie.

· Per alimentarsi in modo equilibrato e vivere in salute bisogna consumare principalmente cereali (Ippocrate indicava quelli più diffusi in Grecia all’epoca, grano, orzo e avena).

Rudolf Steiner, incaricato da giovane di ordinare l’opera omnia di Goethe, decide di continuare lo studio della natura da questi intrapreso, occupandosi tra gli altri campi, di igiene e quindi di alimentazione. Igiene, che per molti vuol dire solo disinfettare e sterilizzare: è invece parola più complessa, la quale deriva dal greco antico hyghieia (salute) + techne (arte), e significa più propriamente “arte della salute”. E proprio così l’igiene era intesa dai medici di un tempo, che la praticavano per i loro pazioenti; oggi in antroposofia per parlare di questa arte si usa un termine significativo: salutogenesi, in contrapposto a quella patogenesi, che sembra l’unica preoccupazione di tanti medici contemporanei. Non dimentichiamo che nell’antica Cina il medico veniva pagato solo quando la sua consulenza generava salute nel cliente ed i pagamenti venivano interrotti quando questi si ammalava e doveva essere curato. Steiner si è molto occupato di alimentazione sia filosoficamente che scientificamente, trovando un grande continuatore del suo pensiero in un allievo, il medico Rudolf Hauschka; la linea Goethe, Steiner, Hauschka, nel campo dell’alimentazione e della salutogenesi, viene menzionata come “la scuola steineriana”.

È dunque fuori di dubbio l’interesse primario di Steiner, prosecutore ed ampliatore del pensiero goethiano di cui anche Von Hufeland era impregnato, verso quelle pratiche ed impulsi di vita spirituali, oltre che materiali, che possano consentire all’essere umano di vivere più a lungo, ma soprattutto in modo sano e non malato ed artificiale. Udo Renzenbink, nel suo “Alimentazione e Scienza Spirituale” racconta: ”E.Pfeiffer rivolse a Rudolf Steiner la seguente domanda ‘Come mai, nonostante i suoi grandi e numerosi insegnamenti, l’impulso spirituale e specialmente la via della disciplina interiore sono così poco efficaci, e coloro che si impegnano possono rilevare così poche manifestazioni di esperienze spirituali? Come mai soprattutto, nonostante lo studio teorico, la volontà d’azione è così debole?’ La risposta di Rudolf Steiner fu la seguente: È un problema di alimentazione.”

Anche altri pensatori, poeti e filosofi occidentali si sono interessati alla macrobiotica di Von Hufeland, intesa per lo più come una serie di pratiche ed accorgimenti di stile di vita che non come codificazione specialistica di cosa e come mangiare ordinariamente. Tra essi, oltre a Giacomo Leopardi le cui conclusioni amare erano riferite all’inutilità di una lunga vita se questa è infelice, figura Immanuel Kant, uno dei padri del nostro pensiero. Kant ha 74 anni ed è già anziano. Preoccupato del suo stato di salute, legge il libro di Von Hufeland e ne rimane impressionato. Decide quindi di scrivergli e gli invia una lettera, cui ne seguiranno altre, come risposta di approvazione incondizionata alle idee del grande medico di Goethe. Perora e conferma la difesa e l’importanza di una dietetica come regime di vita personale. Kant arriva persino ad integrare le lettere che ha inviato con un libro che scrive appositamente (è l’ultimo lavoro del filosofo che sia stato pubblicato): “ Il conflitto delle facoltà”, un libro piuttosto intimo nel quale i suoi detrattori hanno visto un tentativo di evitare la vecchiaia e quindi i primi segni di senilità. Tali critici ovviamente non potevano, e non possono, concepire che chi si occupa di filosofia possa anche arrivare a comprendere l’importanza del cibo e dello stile di vita quali fondatori di una esistenza più equilibrata. Ecco che Kant, un pensatore reputato tra i più astratti – come afferma il filosofo e sinologo François Jullien – scopre di colpo un altro possibile cammino nel pensiero, un’altra diramazione, la stessa che l’antico pensiero cinese, da parte sua, mette in piena luce. Ecco che Kant prende come tema di riflessione la misura del sonno, del buon umore e dell’alimentazione: quel “nutrire la vita” (养生 yang sheng) potenziando la propria vitalità, ben noto alla Cina di un tempo, come integralità di una sola esperienza. Quell’antico popolo, infatti, non conosceva la scissione tra corpo e anima/spirito, tra il senso proprio e quello figurato della parola “nutrire”. Una rigida distinzione, invece, ben conosciuta nella cultura occidentale, ed in particolare tra filosofi, psicologi e psicanalisti, quando separano il piano somatico da quello psichico e mentale.

Il primo teorico naturista orientale che si è occupato di quanto, solo in seguito, si sarebbe chiamato “macrobiotica” è un giapponese di nome Ekken Kaibara (1630 – 1716). Il giapponese è il popolo che, più dei cinesi, si è preoccupato di custodire e conservare le tradizioni dell’antica saggezza della Cina: si può osservare, per farsene un’idea, quanto avviene nel campo delle arti marziali nate il quel Paese e poi cresciute in Giappone. Ed infatti, è in Cina che si rintracciano le più arcaiche norme di “lunga vita”. L’antico “ Libro dei Mutamenti” I Ching, infatti, nell’esagramma n° 27 Il Nutrimento, ci esorta a fare attenzione a ciò che nutre ed a ciò che è nutrito, in questo modo l’Uomo Nobile è giudizioso e misurato in quello che mangia e beve (il cibo che entra e nutre noi) ed è prudente nelle parole che pronuncia (le parole che escono e nutrono gli altri): la salute dipende dal cibo che mangiamo e dallo stile di vita che pratichiamo. Il popolo giapponese fino alla metà del secolo XIX adottava un costume alimentare molto simile a quello dell’attuale macrobiotica: i derivati del latte erano sconosciuti e gli animali servivano per trasporto e per lavori agricoli, non per la loro carne. Il consumo di pesce, di verdure di terra e di verdure mare (alghe), costituiva con il cereale ( principalmente riso) il cibo ordinario. Finché il governo giapponese nel 1883 ritirò l’appoggio ufficiale alla medicina naturista ancestrale, abbracciando e istituzionalizzando la medicina occidentale, introdotta in quel paese dai medici-chirurghi tedeschi nel 1871. Kaibara all’età di 83 anni scrive “Segreti giapponesi della buona salute”, un libro immediatamente tradotto in inglese e fatto circolare in Europa. Secondo gli studiosi, il medico di Goethe, Von Hufeland, legge ed apprezza le idee di Kaibara ed egli stesso vede tradotto in giapponese, cinese e russo la sua opera fondamentale sulla macrobiotica. Dunque le due grandi opere filosofico-scientifiche sull’alimentazione e le pratiche di lunga vita, quella orientale di Kaibara e quella occidentale di Von Hufeland, si diffondono oltremare incrociandosi.

Un altro giapponese, curatore naturista e già medico dell’esercito giapponese nel 1888, ancora ventottenne, dopo una malattia renale piuttosto violenta, elabora una dieta e la sperimenta su se stesso per curare la sua infermità. Si chiama Sagen Ishizuka. Egli porta nel suo cuore sia Kaibara che Von Hufeland, che ha letto e studiato molto. Quindi, per curarsi, elimina la carne e i derivati del latte, si alimenta principalmente di riso integrale, miso, daikon, tofu ed altri legumi, ortaggi e verdure, frutti secchi, semi di girasole e zucca, semi di sesamo, infusioni alcalinizzanti, etc. In questo modo si recupera e guarisce completamente. Studia quindi anche antropologia e chimica e pubblica in inglese, prima una “Teoria dietetico-chimica della longevità”, e poi, una guida pratica dietetica che sarà edita 23 volte rendendolo famoso ben oltre le frontiere del suo paese.

Ancora un giapponese: Nyoti Sakurazawa, nato a Kioto nel 1893. Si ammala in giovane età di tubercolosi polmonare e intestinale, una malattia che ha già decimato gran parte della sua famiglia: madre e sorelle, e viene dichiarato inguaribile dalla medicina ufficiale. Legge il libro di Ishizuka, a Kioto nel 1913, ed entra in contatto con lui diventando in breve un suo allievo e riconoscendolo poi come il suo mentore. Sakurazawa pone subito in atto i principi dietetici teorizzati dal suo curatore, guarendo completamente. Per questo motivo decide di avviare iniziative e scrivere libri con l’intenzione di diffondere la “buona novella” che il cibo è medicina! Decide di andare per il mondo a raccontare la sua esperienza Quando arriva in Europa prende lo pseudonimo di George Ohsawa e comincia a ridare finalmente alla parola “macrobiotica” il senso che, in occidente, aveva perduto dai tempi di von Hufeland, approfondendo, sul piano filosofico e su quello scientifico, la cura del cibo e della cucina. Arriva persino a studiare nei cimiteri, autorizzato dai parenti dei deceduti, le ceneri delle persone più longeve per avere conferma che in esse prevale l’elemento alcalino su quello acido ed iniziare così la grande crociata macrobiotica per “cambiare il terreno”, cominciando dal sangue, contro l’eccesso di acidità nel corpo, base sicura di malattia.

Nel 1956 Ohsawa, in viaggio in Germania con sua moglie Lima, visitando la Foresta Nera si ferma qualche giorno a Belchem nella locanda Sonnenhof, gestita dalla famiglia Finsterlin, nella quale tutti sono membri del movimento antroposofico tedesco. Durante la cena Ohsawa vede una fotografia di Rudolf Steiner appesa al muro del locale. Si alza subito dal suo posto a tavola per osservarla più da vicino. “Chi è?” chiede. Poi aggiunge “Questo è un vero iniziato, della più alta spiritualità.”

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