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I rapporti cosmici fra la pianta e l’Essere Umano. La pianta è la “nutrice e la guaritrice cosmica”

La pianta.

La Pianta. I rapporti cosmici fra la pianta e l’Essere Umano sono alla base sia dell’insegnamento di Ohsawa che delle teorie della Scuola steineriana: la pianta, che ci fornisce il cibo, è la “nutrice e la guaritrice cosmica” dell’Uomo. Le forze universali cosmiche che agiscono sulla pianta sono complessivamente e facilmente riconoscibili in base al grado più o meno intenso della loro attività energetica sulla diversa consistenza (espansione o contrazione) che la materia, la sostanza, vengono ad assumere a secondo dei loro legami con il suolo, in base al colore, al sapore, all’aroma, proprio come sostengono i Macrobiotici. La pianta, nel suo “edificio corporeo” presenta una varietà strutturale tripartita: un sistema ritmico centrale foliare che costituisce il punto mediano e mediatore posto fra il polo della forma (materia e dimensionalità), in basso, dove sono preponderanti le forze configurative e centripete dei corpi (sistema radicale) e il polo dei processi dissociativi, in alto, rappresentato dal sistema floreale, dove sono preponderanti le forze espansive demolitrici della materia (che a quel livello diviene aeriforme, profumi, essenze). In altri termini, nella pianta la sostanza, la materia, si addensano più fortemente (forza centripeta) nelle radici e in prossimità del suolo; poi, man mano che essa si sviluppa verso la sua sommità, il gambo (o tronco) si assottiglia e si slancia e i rami si protendono verso la periferia sempre più fini; le foglie, nella parte centrale, si riempiono sempre più di succo e linfa ed i fiori, nella parte più alta rilasciano (forza centrifuga) essenze ed aromi che consentono alla sostanza ed alla materia, dal basso, di riaffluire modificate verso l’alto nello Spazio Cosmico. Nel frutto, infine, incaricato di contenere e preservare il SEME, avvengono ambedue i processi: il processo disintegrativo e centrifugo presente nella polpa si arresta ad un certo punto solo perché è necessario che le forze opposte, configurative e costruttive, formino l’involucro del seme, per custodirlo e proteggerlo nella sua “mandorla”. Queste forze consentono così al seme di tornare ancora alla terra in quanto gli sono affidate le “memorie” della specie necessarie a far rinascere una nuova pianta nell’interminabile ciclo vitale. È pertanto proprio nel seme (i cereali sono semi) dove si esprime il risultato massimo della collaborazione di tutte le forze universali, e dove vengono a bilanciarsi le forze costruttive ed espansive dell’Aria (principalmente azoto), dell’Acqua (principalmente ossigeno), del Fuoco (principalmente idrogeno) e della Terra (principalmente carbonio); nel seme, in altri termini, le forze configurative della forma (materia, sostanza) agiscono dalla periferia verso il centro, mentre le forze dissociative e centrifughe si accumulano nel suo nucleo morbido e hanno una direzione verso la periferia.

 

 

Il sistema tripartito della pianta si presenta capovolto nell’Essere Umano

La configurazione dell’ “edificio corporeo” umano si presenta capovolta rispetto a quello della pianta incaricata di nutrirlo: l’uomo con la respirazione assume ossigeno ed emette anidride carbonica mentre per la pianta, con la sua fotosintesi clorofilliana, avviene il contrario. Nell’Essere Umano la testa, centro del sistema neurosensoriale, è la parte più materializzata, proprio come avviene per il sistema radicale nelle piante. La scatola cranica, molto rigida, è infatti la prima a formarsi nel ventre materno, proprio come una radice dalla quale successivamente si sviluppano le altri parti, (nel corpo pensiamo ai polmoni come a delle foglie) in un processo di smaterializzazione, che va in direzione della Terra e che raggiunge il suo massimo in sede addominale e nelle membra, dove avvengono i processi dissociativi e metabolici, di scomposizione della materia, della sostanza. Al centro, nella gabbia toracica, proprio come il sistema foliare della pianta, ha sede il sistema ritmico equilibratore (cuore – polmoni), chiamato da questa scuola “guaritore naturale”, che ha il compito di mediare tra i due poli opposti e conservarne l’equilibrio in un continuo processo di omeostasi. Nel disegno, liberamente tratto dal libro “La Natura della Sostanza” di Rudolf Hauschka – Editrice Antroposofica, vengono chiaramente evidenziate le forze plasmatrici della pianta paragonate a quelle dell’uomo. L’autore riassume molto bene i principi steineriani dei rapporti organizzativi che le forze universali stabiliscono tra noi e gli alimenti e secondo i quali le radici avranno un’azione sulla testa e la sua organizzazione, i fiori e i frutti sul ricambio (metabolismo), e le foglie su respirazione e circolazione sanguigna. Tali principi sono quelli su cui si basano sia lo Zen Macrobiotico che la Scuola Steineriana stessa, principi per i quali non solo le foglie verdi, ma anche le radici e i frutti/fiori non possono costituire “da soli” un alimento di base, perché in ognuna delle tre parti ha il sopravvento una sola forza a scapito delle altre e ciò determinerebbe squilibrio se quella sola parte fosse cibo prevalente rispetto alle altre. Ne consegue, unanimemente, che ogni nostro pasto per essere equilibrato deve sempre da un lato comprendere tutte e tre le parti della pianta, dall’altro, soprattutto, contenere il seme (i cereali) in modo integrale e biologico, come alimento completo e centrato nel quale concorrono in misura equilibrata tutte le forze universali, sia costruttive che espansive, della Terra e del Cielo. Se questo equilibrio è turbato oltre un certo limite nell’uomo insorge la malattia. Quando la crisi della malattia arriva dobbiamo ricordarci che essa porta sempre con sé una chance. Holderlin dice “Dov’è il pericolo c’è anche la salvezza.” La parola crisi (krisis) nell’antica Grecia significava, allo stesso tempo, sia pericolo che decisione e, in modo stupefacente, nell’antica Cina la stessa espressione (wei ji) era scritta con un doppio ideogramma dal duplice significato: pericolo e grande opportunità. Una crisi, dunque, ci vuole costringere a prendere delle decisioni e rappresenta una porta (op-portunus) attraverso la quale passare per ritrovare un nuovo equilibrio. Se non prendiamo mai delle decisioni non siamo mai attori del nostro destino. E dobbiamo quindi ricordare, in conseguenza, che i sintomi delle malattie non sono solo un richiamo del passato, da abbattere come un ostacolo o una piaga da cicatrizzare, ma una memoria da ritrovare, un invito rivolto al futuro ed a porci la domanda: “Cosa mi sta chiedendo? – A cosa m’invita? – Verso dove mi vuol condurre?” Secondo la Scuola dello Zen Macrobiotico e la Scuola steineriana la malattia è uno scompenso di energie e forze che può essere prevenuto muovendo innanzitutto dall’alimentazione, il primo fattore della salutogenesi. Gli squilibri, se insorgono, devono vedere ripristinate le polarità nei loro valori normali precedenti. Se per esempio il polo contrattivo (della “forma”, materiale, sostanziale) ha preso il sopravvento possono generarsi malattie “da indurimento”; in questo caso dobbiamo rinforzare il polo espansivo opposto, quello “dissociativo” del metabolismo, inserendo nell’alimentazione quelle forze espansive, dilatatici e demolitrici, come la parte superiore della pianta, capaci di contrastare il processo contrattivo. Nello stesso modo, se è il polo espansivo (dissociativo) del metabolismo a prendere il sopravvento generando processi infiammatori e dilatatori, dovremo cercare, nelle parti inferiori e più dure della pianta, come le radici, le forze opposte in grado di bilanciare gli eccessi di un tale processo espansivo. Si tratta di un’applicazione del principio allopatico: contraria contrariis curantur per il quale, quando vi è squilibrio energetico, è necessario rivolgersi alla forza contraria a quella che al momento si presenta come eccedente: se nell’individuo eccedono le forze espansive di un polo bisogna neutralizzarle con le forze contrattive del polo opposto, e viceversa. Se la malattia e lo squilibrio, da una parte, devono essere affrontati con i principi dei contrari appena esposti, dall’altra parte il sistema di salutogenesi, quello del mantenimento dell’equilibrio nell’individuo, richiede, invece, per essere conservato, il ricorso ai principi omeopatici: similia similibus curantur e cioè che un alimento per farci stare bene in salute deve essere completo di tutte le forze espansive e costruttive (non estreme) di cui abbiamo bisogno, presenti in modo proporzionato tra loro. Questo principio dei similia nella salute prevede che ci si nutra in armonia con le stagioni e con le energie di cui abbiamo bisogno senza far preponderare o rendere deficitaria nessuna delle due polarità.

 

 

Quando i poli opposti vengono adeguatamente nutriti con le forze di cui abbisognano essi sono in equilibrio e l’Uomo è sano.

 

In base a tali principi, dunque, sia le foglie verdi che anche le radici e i frutti/fiori non possono costituire “da soli” un alimento di base, perché in ognuna delle tre parti ha il sopravvento una sola forza, una sola polarità, a scapito delle altre e ciò determinerebbe squilibrio se quella sola parte fosse cibo prevalente rispetto alle altre. Ne consegue, unanimemente, che ogni nostro pasto per essere equilibrato deve sempre da un lato comprendere tutte e tre le parti della pianta, dall’altro, soprattutto, contenere il seme (i cereali) in modo integrale, come alimento completo e centrato nel quale concorrono in misura equilibrata tutte le forze universali, sia costruttive che espansive, della Terra e del Cielo.Per nutrirsi equilibratamente, allora, l’Uomo deve ricorrere principalmente ad alimenti che siano anch’essi equilibrati, che contengano, cioè, nella loro compagine forze il più possibile centrate e il meno possibile estreme: tali alimenti sono principalmente i cereali, e cioè nient’altro che il SEME della pianta, nel quale le due Scuole macrobiotica e steineriana ravvisano il cibo di base, “l’Alfa e l’Omega” della nutrizione umana vera e propria. Il seme è fine ed inizio della pianta, morte e rinascita. Se il seme è l’alimento di base, la pianta, nel suo sistema tripartito (radici, foglie e frutti/fiori, dove sono prevalenti in modo differente forze espansive e contrattive) è il cibo complementare destinato a svolgere, affianco al seme stesso, un ruolo salutistico e curativo intenso, come accompagnatore abituale del cereale di base. Il seme/cereale, naturalmente, per essere sano e pieno di tutte le forze universali che lo costituiscono deve avere due requisiti essenziali: innanzitutto essere integrale (e prevalentemente in chicco) e in secondo luogo non deve essere nato in ambiente trattato con prodotti chimici, quindi biologico e meglio ancora biodinamico. L’Alimentazione, per le due scuole, è un processo e ciò che più conta perché esso sia efficace non è tanto la singola azione bensì la trasform-azione continua in cui siamo connessi con la Natura sul piano cosmico. L’Essere Umano ha dunque oggi, nuovamente come accadeva nell’antichità, la possibilità di ricercare il nesso profondo con il mondo spirituale, attraverso una nutrizione cerealicola e prevalentemente vegetariana. Nella Bibbia, dove si sottolinea il valore della pianta e del cereale come cibo base per l’umanità, è scritto che Dio disse all’Uomo (Genesi, 1,23): “Vi do tutte le piante con il proprio seme, tutti gli alberi da frutta con i propri semi. Così avrete il vostro cibo… E così avvenne.” Il raffronto tra queste due Scuole ci dovrebbe maggiormente stimolare a cercare nel campo dell’alimentazione una importante e necessaria integrazione dei due insegnamenti olistici nel campo della nutrizione. Ma bisogna fare attenzione al fatto che, per alimentarsi in modo equilibrato, non è sufficiente escludere semplicemente la carne (vegetariani) o qualsiasi prodotto di origine animale (vegan), è fondamentale studiare quella parte di alimenti che si decide di mangiare anche sotto la visuale energetica ed olistica. La Scuola Steineriana, muovendo da Goethe, è un buon filo conduttore per gli occidentali perché consente a noi europei di conciliare in chiave pienamente realistica la nostra mentalità più razionale, meno orientale, con una visione dell’Universo filosofica e scientifica al tempo stesso. La scelta di tecniche e cuochi macrobiotici in qualche Scuola Waldorf o in altre organizzazioni antroposofiche costituisce un interessantissimo tentativo che va nel senso di un’auspicabile integrazione.

 

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