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“se incontrate qualche individuo triste e depresso che vi dice di essere macrobiotico, consigliategli caldamente di abbandonare e andarsene subito al ristorante”

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René Levy (o Levi) soleva ripetere, provocando sempre grande ilarità in chi lo ascoltava, che la macrobiotica non è fanatismo, ma sono i macrobiotici ad essere fanatici e settari. Aggiungeva anche “se incontrate qualche individuo triste e depresso che vi dice di essere macrobiotico, consigliategli caldamente di abbandonare e andarsene subito al ristorante”.

La prima volta che arrivai nel centro macrobiotico creato da René in Francia, non avevo più tante strade per curarmi un disturbo intestinale sempre più doloroso, ricorrente e pericoloso. OUTING: Da quell’esperienza francese di vita, non solo quel disturbo è completamente sparito, ma con esso sono andati via, com-ple-ta-men-te , i miei terribili mal di testa che, né farmaci e medici, né centri delle cefalee, né omeopati, né psicanalisti, né agopuntori, né anni di arti marziali, né chiropratici, mai erano riusciti a debellare. E’ un fatto, non un fattoide. Lì, ho appreso un diverso modello alimentare: ho così adottato i principi della macrobiotica per mangiare. Con essi, anche tanti altri disturbi come mal di gola e pesanti influenze di stagione, sono diminuiti drasticamente. Anche questo è un fatto (macrobiotica) e non un fattoide.


In seguito ho studiato e praticato tantissimo i principi della cucina macrobiotica, senza diventare un macrobiotico ortodosso.

Mangio tutto, quando non ho nulla da curarmi, ma non tutti i giorni. In casa, l’alimentazione è basata sul consumo soprattutto di cereali integrali bio in chicco, verdure, frutta, pesce e legumi, nelle proporzioni che racconto nel blog.
Quando sono fuori o in viaggio oppure decido per un ristorante tradizionale, allora mi concedo ciò che tutti invece mangiano ordinariamente e continuamente dappertutto, cioè carne, insaccati, uova, formaggi, patate, pomodori, peperoni, dolci commerciali zuccherati, cibi cioè che la dieta macrobiotica sconsiglia prevalentemente e che la cura macrobiotica delle malattie esclude addirittura tassativamente. La differenza tra il me di ora ed il me di tanti anni fa è doppia. Innanzitutto, i suddetti cibi – oggi meno frequenti per me – entravano prima nella mia quotidianità ed ordinarietà, mentre adesso li assumo solo saltuariamente, occasionalmente, periodicamente, oppure quando mi prende la voglia. In effetti sono un eretico! In secondo luogo, quando li assumo, applico i principi macrobiotici che vedono nel cibo energia e vitalità oltre che calorie e nutrienti. 


Cerco cioè di bilanciare cibi espansivi con cibi contrattivi, cibi acidificanti con cibi alcalinizzanti, cibi raffreddanti con cibi riscaldanti, cibi ad alto indice glicemico con cibi a basso indice glicemico. Per esempio, se mangio carne unirò a questa una gran quantità di verdura, soprattutto fresca come l’insalata, in proporzioni – per intenderci – di circa un 30% ad un 70%. A mio parere i principi della macrobiotica sono geniali. Molti, tra i macrobiotici che ho conosciuto … un poco meno.

 

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CRITICA DELLA MACROBIOTICA… O DI MOLTISSIMI MACROBIOTICI?

 

I critici e i denigratori della macrobiotica non conoscono, e non gli interessa conoscere, questi semplici principi: scoprire, anche nel cibo come in tutto il resto, l’esistenza della bipolarità, delle energie in atto per comprenderne gli effetti nel corpo-mente. Semplice come idea. E’ l’idea, per esempio, che i messicani praticano quando, prima di bere un bicchiere di “tequila boum boum”, pongono sul dorso della mano un poco di sale, e lo inghiottono subito prima di trangugiare lo “shottino”. Sale (contrattivo) ed alcol (espansivo) hanno energie opposte ed estreme che si complementano tra loro, bilanciando effetti che altrimenti sarebbero eccessivi in un senso (sale) oppure in quello opposto (alcol). Questa, dei messicani, è semplicemente “un’ idea macrobiotica”: non ha nulla a che fare con le calorie, i nutrienti, etc, ma cerca di guardare agli effetti che, le cose che portiamo in bocca, provocano in noi per equilibrarli secondo gusto unito a giudizio.

 

 

 

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