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La tua crisi ha trovato uno sbocco e sei finalmente a cavallo: complimenti!

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“La realtà non è ciò che ci accade

ma ciò che noi facciamo con quel che ci accade”

Aldous Huxley

“Dov’è il pericolo c’è anche la salvezza”

Hölderlin

Ciao Andrea, sono R., ci siamo conosciuti al corso di sabato mattina qui in Romagna.
Ti volevo ringraziare tanto, la tua presentazione è stata davvero stimolante interessante, da sabato è come se avessi un tarlo che si muove dentro. Hai presentato una cosa “rigida” come io intendevo la macrobiotica, come invece la cosa più flessibile e armoniosa che ci possa essere, senza rigidità, senza assolutismi e mi sto innamorando. La cosa che più mi ha colpito è il concetto proprio di nutrire la vita. Già la vedevo così per ciò che riguarda i tanti settori che viviamo, le relazioni, la famiglia, il lavoro… Negli anni ho compreso che non sono altro che sfaccettate espressioni della nostra vita, esperienze che ci nutrono, insegnano, stimolano, al di la della loro specifica funzione.
Ma il cibo, quello è sempre rimasto una lotta. O gli do troppa importanza “dieta, frustrazione, colpa” o gliene do poca “noncuranza poi frustrazione e colpa” ahahahahaha. Il concetto della danza poi tra la concentrazione yang e l’espansione yin, beh che dire? Davvero interessante. Allora mi viene domanda (…dopo il laboratorio di cucina).
In questi giorni di caldo lo sto soffrendo davvero tanto, quindi dovrei alimentari con qualcosa che raffreddi yin?
Se il caldo è sopratutto nelle gambe, altra considerazione che mi viene e che c’è tanto fuoco in quella zona.
Mi sento dire frasi tipo: “ho il fuoco nel piedi” “non trascino le gambe”
Visto che è tutto collegato, cosa direbbe la medicina cinese in proposito, è come con la macrobiotica potrei bilanciare questo equilibrio?
Emoticon smile!
Grazie se troverai il tempo di rispondere, grazie Cmq. … le le domande sono sempre l’inizio della ricerca!!!
A presto
R.

 

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Ciao R.

durante il laboratorio di cucina che citi avevo già notato il tuo sguardo avido di conoscenza e la tua grande attenzione manifestata verso il diverso approccio al cibo da me presentato. Mi capitò qualcosa di analogo quando per la prima volta mi avvicinai alla comprensione che tra cielo e terra vi sia, come Shakespeare fa dire al suo Amleto, qualcosa di più, di quanto davo per scontato, da omologato e massificato quale mi trovavo ad essere.

Grazie anche per il tuo feed back, molto importante per il lavoro di divulgazione che mi piace sviluppare sui temi della salutogenesi.

Quanto alla tua lotta con il cibo, spero che tu possa arrenderti all’idea che tale lotta l’hai intrapresa perché le due parti in conflitto, dentro di te, ti suggerivano soluzioni opposte, inconsistenti, incongruenti. Bene – a mio parere, ciò che ti è successo è già l’inizio del cambiamento! Vale molto di più della posizione ricoperta dalla maggiorana delle persone, inconsapevoli nel mangiare tutte le peggiori nefandezze che l’offerta palese e occulta del cibo, quale è diventata oggi, propone.

La tua crisi ha trovato uno sbocco e sei finalmente a cavallo: complimenti! 

Quando ci sentiamo in crisi, siamo abituati a dare la colpa agli altri: qualcuno ci ha fatto del male, nessuno ci capisce, con il partner va male, il lavoro è un inferno,qualcosa ci ha nuociuto. Nel campo della salute può essere stato un virus che gira, o un batterio particolare che mi attacca. La responsabilità, in tutti questi casi, non è mai la mia, non dello stile di vita che adotto non del mio modo di alimentarmi!

Ed invece ci dovremmo assumere la responsabilità di quello che facciamo, nel senso etimologico del termine: di una abilità nel dare risposte adeguate a ciò che ci accade, una respons-ability.

Quando la crisi arriva è bene ricordarci che essa porta sempre con sé una chance. La parola crisi (krisis) nell’antica Grecia significava, allo stesso tempo, sia pericolo che decisione e, in modo stupefacente, nell’antica Cina questa espressione era scritta con un doppio ideogramma dal duplice significato (wei ji): pericolo e opportunità. Una crisi, dunque, viene vista in modo simile sia nella saggezza orientale che in quella occidentale: ogni crisi ci vuole costringere a prendere delle decisioni e rappresenta una porta (op-portunus in latino era il vento che riconduceva in porto la nave) attraverso la quale passare per ritrovare un nuovo equilibrio. Se non prendiamo mai delle decisioni… non siamo mai attori del nostro destino!

Così, per esempio, i sintomi delle malattie – compreso ogni disagio psichico – non sono solo un richiamo del passato, da sopprimere, da abbattere come un ostacolo o una ferita da cicatrizzare, ma una memoria da ritrovare, un consiglio a mettersi a nudo davanti ai propri occhi e anche un invito rivolto al futuro ed a porci la domanda: “Cosa mi sta chiedendo? – A cosa m’invita? – Verso dove vuol portare la mia riflessione?”

KRISIS IN GRECO ANTICO SIGNIFICA: PERIODO NEGATIVO, FASE DI CRESCITA, ALLEATO

Abbiamo visto cosa vuol dire la parola CRISI (latino crisis e derivazione dal greco krisis : scelta, decisione; a sua volta un derivato dal verbo krino, io decido, io separo, io discrimino, io giudico, da cui derivano anche critico, critica, criterio, etc.)

Poi, con la medicina ippocratica, per estensione, momento culminante di una malattia, decisivo per un cambiamento in meglio o in peggio. Dunque la parola crisi si riferisce a quell’estremo, relativo, verso cui la vita ci spinge ed in cui siamo obbligati a prendere una DECISIONE. Si verifica una rottura di un equilibrio raggiunto, stabile, cui segue la necessità di cambiare la propria visione dei fatti, di modificare uno schema mentale o di comportamento già sperimentato, perché questi svelano la loro inadeguatezza di fronte alla situazione presente.

Ci sono crisi evolutive connesse alle tappe biologiche, es.: pubertà, menopausa, etc. e crisi accidentali, caratterizzate da sorpresa, come la perdita prematura di una persona cara, la disoccupazione improvvisa, una malattia grave, una rottura di coppia, etc. Una caratteristica di queste crisi accidentali è la non prevedibilità e la non adeguatezza ad affrontarle, da parte dell’individuo, con gli strumenti psicologici e fisici a sua disposizione, quelli che ha finora conosciuti e sperimentati.

…. DALLA CRISI, ALLA DECISIONE, AL CAMBIAMENTO…

Il pericolo ed il malessere contengono in sé un’occasione di trasformazione ed allora lo stato di crisi è un momento di grande apertura al cambiamento (sia affettivo che cognitivo) verso un più alto livello qualitativo di vita oppure, se non si sfrutta l’opportunità, destinato a segnare la decadenza attraverso crisi successive sempre più forti. L’individuo in crisi, pertanto, per crescere qualitativamente, deve elaborare modalità completamente nuove di approccio rispetto agli eventi in cui è attore.

La decisione è la cerniera tra la crisi ed il cambiamento: essa stessa è un cambiamento come lo è la crisi, il tutto nell’ambito della processualità…

 

La tua citazione della comprensione della infinita danza (stupenda la tua definizione di danza!) yin/yang e la conseguente relazione caldo/freddo nel rapporto cibo/ambiente sono concetti basilari e ben appresi. Sono i tuoi primi passi nel nuovo mondo che abbisogna di formazione e autoformazione,; in altri termini di un work in progress che non finisce mai.

Per arrivare a valutare – in termini di alimentazione yin e yang – quello squilibrio che leghi alle gambe (pesantezza e leggerezza) per poi riequilibrarlo come chiedi, ci vuole un cambio di modello alimentare nel quale potrai trovare un status di salute.  Se ti premono miglioramenti abbastanza vicini nel tempo, puoi dare un taglio netto – come ho detto anche ad altri lettori – alle vecchie e nocive abitudini e calarti impegnarti subito nell’acquisizione di conoscenze necessarie per il percorso. E’ un poco come prendersi la patente: la teoria senza la pratica è inutile e la pratica senza la teoria è dannosa.

Il laboratorio fatto insieme in Romagna è – da solo – insufficiente per chi si avvicina alla macrobiotica. Per accedere alla nuova visone, e comprenderla, ciò che ti necessita è una decisione!

La decisione è la cerniera tra la crisi ed il cambiamento: essa stessa è un cambiamento come lo è la crisi, il tutto nell’ambito della processualità…

 

 

 

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