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Capovolgimento parziale dell’antica teoria dello yin/yang, da parte di Ohsawa

 

Premessa:  i referenti per l’apprendimento della Macrobiotica (insegnanti, cuochi, addetti, formatori, medici, etc.) non conoscono direttamente – sono sicuro il 99% di loro – I Ching (Yi Jing), ma solo quelle applicazioni della sapienza del Libro dei Mutamenti che, dell’I Ching stesso, ha trasmesso Ohsawa. SAPPIAMOLO!

II parte.

La prima parte è:

Lo yin è espansivo come vogliono i macrobiotici oppure contrattivo come risulta dall’operare di taoisti/m.t.c.?

 

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Ohsawa (nel suo libro “Il Principio Unico della Filosofia e della Scienza dell’Estremo Oriente”, edito in Francia da Librairie Philosophique J.Vrin, suggerisce come prima cosa, a chi si occupa di alimentazione, lo studio della “Dialettica Universale”, dello yin/yang, attraverso l’interpretazione del più antico libro che l’ha codificata, lo I Ching, che egli chiama 
“Il Libro del Principio Unico” anche se, come egli stesso la definisce, la vera traduzione dovrebbe essere il “Libro della Trasmutazione Universale”.  

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Ohsawa ripete continuamente che per comprendere la macrobiotica (e – aggiungo io – per insegnarla!) bisogna aver studiato I Ching. Regoliamoci come crediamo opportuno, ma sappiamolo.

Il Principio Unico, secondo Ohsawa, può riassumersi così: tutto è composto di due forze fondamentali yin e yang; esse sono antagoniste in apparenza ma complementari in realtà e corrispondono alla forza centripeta e centrifuga, di contrazione e di espansione.  L’interpretazione moderna dell’I Ching, conclude Ohsawa, serve a classificare tutte le opposizioni e gli antagonismi secondo la loro qualità più semplice ed elementare: yin/yang, e rende possibile la comprensione di ogni trasformazione, mutamento, cambiamento, mostrando quale sia la loro complementarità. Il principio polare degli opposti complementari è ovunque: “…l’inizio è contrario e antagonista della fine; la medaglia ha il suo rovescio; la gioia finisce nella tristezza; l’attività nella fatica; tutto finisce nel suo contrario e tutto è supportato, animato, mantenuto e distrutto dal suo antipode; è per questo che Gesù disseama il tuo nemico’ (il tuo opposto, il tuo doppio, la tua ombra…ndr): noi dobbiamo essere molto riconoscenti al nostro antagonista, al nostro nemico, perché è soltanto grazie a lui che noi siamo quel che siamo”.

Ecco, dunque, il grande insegnamento dell’I Ching: la legge della polarità e del superamento della dialettica tra gli opposti complementari, nota pure ai sapienti dell’antica India (Shiva – Shakti)  e applicabile naturalmente all’alimentazione e al cibo, come a tutto.

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In “Polarità tra Oriente e Occidente” Rudolf Steiner ha scritto: “Se onoriamo l’oriente per la sua spiritualità ci deve essere peraltro chiaro che noi dobbiamo formare la nostra propria spiritualità sulla base del nostro inizio occidentale. … Faremo quello che è giusto per il rispetto e l’amore per quella spiritualità … se aggiungeremo al rispetto la forza e un assiduo lavoro sulla base di quello che oggi forse in occidente è ancora non spirituale, ma porta in sé il germe della spiritualità.” La Scuola Steineriana, muovendo da Goethe, è un buon filo conduttore per l’integrazione oriente-occidente perché consente a noi europei di conciliare in chiave pienamente realistica la nostra mentalità più razionale, meno orientale, con una visione dell’Universo filosofica e scientifica al tempo stesso.

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Capovolgimento parziale dell’antica teoria dello yin/yang, da parte di Ohsawa

All’epoca della scoperta dell’Antroposofia di Rudolf Steiner, Ohsawa pubblica in Occidente “La Filosofia della Medicina dell’estremo Oriente. Il Libro del giudizio supremo” (che purtroppo non si trova in Italia ma solo all’estero, in Francia in particolare – dove visse Ohsawa – edito da Librairie Philosophique J.Vrin, ndr) nel quale l’autore spiega perché,  per i suoi insegnamenti, capovolge parzialmente l’antica teoria cinese dello yin – yang. Nel Taoismo infatti lo yang era tradizionalmente simbolizzato dal Cielo, che ascende, si espande, fluisce verso l’alto e verso l’esterno, e lo yin era tradizionalmente simbolizzato dalla Terra, che si contrae e fluisce verso il basso e l’interno. Ohsawa invece, che si era molto interessato alla filosofia e alla scienza di Steiner,  si rese conto che gli occidentali avrebbero meglio recepito concetti più fisici e meno metafisici per simboleggiare l’energia della terra e quella del cielo. Così pensò che noi avremmo meglio compreso il concetto di Terra, solida e sulla quale ci appoggiamo, intendendola come una forza attiva e creatrice, cioè yang; e che avremmo più facilmente concepito il Cielo, onnipenetrante, immaginandolo come un elemento passivo e ricettivo, cioè yin. La forza contrattiva e centripeta venne quindi associata allo yang e legata alla Terra; mentre le forze espansive e centrifughe furono associate allo yin e legate al Cielo. Naboru Muramoto, uno dei grandi continuatori del pensiero del suo maestro Ohsawa, nel libro “Il Medico di Se Stesso” rende giustamente edotti di questo capovolgimento parziale gli studiosi dell’I Ching (Il Libro dei Mutamenti) e del Nei Ching (il testo base della Medicina Tradizionale Cinese), affinché non incorrano in errori interpretativi. Malgrado queste precisazioni, ancora oggi, se un agupuntore o un praticante di Tai Chi Chuan parlano di yin – yang con un macrobiotico, non c’è intesa, non si comprendono nella maggior parte dei casi, perché restano, ognuno per la sua disciplina, confinati nel proprio campo di applicazione ritenuto spesso l’unico percorso. Molti tra coloro (medici di Agopuntura, maestri di Tai Chi Chuan e di Shiatsu, Studiosi di I Ching, etc.) che applicano i principi taoisti tralasciano infatti l’importanza di un compiuto studio interdisciplinare, necessariamente parallelo alla loro pratica, che comprenda anche l’alimentazione naturale e macrobiotica; allo stesso tempo, molti macrobiotici preferiscono praticare discipline più lontane, come lo yoga, per la difficoltà di comprendere le basi dell’insegnamento dell’I Ching e del Taoismo, da cui la Macrobiotica deriva direttamente, come ricorda Ohsawa.

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Si può evitare l’equivoco?

La geniale e scientifica classificazione macrobiotica del cibo, divulgata da Ohsawa con i suoi rinnovati concetti di yin – yang, si presta però inevitabilmente, per le ragioni specificate, anche a confusioni terminologiche per esprimere le basi dell’alimentazione oggi. Per questo motivo negli anni più recenti  insegnanti e cuochi macrobiotici, pur basandosi sulle intuizioni e scoperte sostanziali e fondamentali di Ohsawa,  preferiscono sempre più un linguaggio che usi terminologie più pragmatiche riguardo agli opposti quando si descrivono le caratteristiche dei cibi e delle loro origini. E quindi: Espansivo-Contrattivo, Caldo-Freddo, Acido-Alcalino, Quantità-Qualità, Energia-Materia. Questa classificazione, molto più utile e immediata da un punto di vista sia pratico che didattico, si presta innegabilmente ad un approccio più semplice e diretto rispetto a quello per il quale si usano le espressioni orientali di yin e yang. In questo modo il miglior approccio diventa quello secondo cui le definizioni predominanti degli opposti, oggi più usate e più caratterizzanti, possono essere “espansivo” e “contrattivo”. si tratta evidentemente di semplificazioni concettuali e non di concetti rigidamente scientifici, che tuttavia ne sono alla base, le quali ci fanno meglio comprendere il senso del principale effetto del cibo, centrifugo o centripeto.

Valga, per illustrare bene questa bipolarità, il semplice e banale esempio pratico: se mi viene mal di testa per aver ingerito troppi alimenti o bevande “espansive”, come il gelato o 
l’alcool, so che posso cercare di ristabilire l’equilibrio ricorrendo al polo opposto e 
mangiando, quindi, qualcosa di “contrattivo”, per esempio di salato, come il gomasio o altro.  Appropriamoci dunque sempre più di classificazioni che escludano dal linguaggio alimentare 
corrente i termini yin/yang e ricorriamo invece alle definizioni di più immediata comprensione: espansivo/contrattivo, riscaldante/raffreddante, acidificante/alcalinizzante, sodio/potassio, etc.

 

 

Andrea al Festival ride

 

 

continua ancora… forse… eh eh eh

 

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